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Turismo, gli esperti concordano: “I fondi sono spesi malissimo”

Pubblicato il 29 Gennaio 2014

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La soluzione per promuovere maggiormente l’offerta turistica locale si basa su due principi fondamentali: investimenti (soprattutto privati) e valorizzazione territoriale.
Queste sono le uniche vie praticabili necessarie per risollevare il settore. Ma a volte l’investimento e l’iniziativa dei cittadini subiscono ritardi a causa delle lungaggini burocratiche della pubblica amministrazione.
Che fare dunque? Arrendersi e aspettare pazientemente gli interventi della “cosa pubblica” o escluderla totalmente muovendosi in piena autonomia? Di questo si è parlato nella tavola rotonda “Turismo Oggi: promuovere un territorio”, organizzata dall’Università Politecnica delle Marche – Facoltà di Economia “G.Fuà” -che ha visto la partecipazione di molti esperti del settore, giornalisti specializzati e associazioni di categoria.

Interessante la testimonianza di Gloria Francorsi, presidente del consorzio turistico “MaremMare” di Capalbio che ha illustrato il metodo di sviluppo turistico messo in pratica in questi anni: “Il consorzio è nato su volontà di alcuni imprenditori turistici locali che volevano cambiare le cose. Abbiamo creato un “Laboratorio Turistico” per creare delle strategie efficaci e una fase di promozione della Costa D’Argento online e all’estero”.
Quest’ultima fase è stata portata avanti in maniera innovativa, senza la pubblica amministrazione, come ha spiegato Andrea Brenno di Maremmare: “Abbiamo capito che sono gli imprenditori che devono riprendersi i turisti, quindi abbiamo detto “stop” alle fiere del settore. Poi abbiamo creato un tour di promozione in 15 capitali europee promuovendo prodotti turistici specifici per ogni città. Nei convegni venivano coinvolti gli operatori, i giornalisti di settore e facevamo conoscere le nostre particolarità. Poi c’è stato un tour anche in Italia. Per fare questo abbiamo speso circa 100 mila euro per due anni di lavoro. Le Regioni, se vogliono, possono sovvenzionare questo genere di iniziative perché hanno i fondi. Ma non devono essere buttati in maniera scellerata. I soldi ci sono, ma sono spesi malissimo”.

A questo punto ci si chiede se sia possibile creare un progetto del genere in Riviera (visto la non felice esperienza col Consorzio Riviera delle Palme). Scettici i rappresentanti delle associazioni di categoria come Luciano Pompili di Federalberghi: “Quando da noi si creano consorzi poi non si hanno le capacità di proiettarli nel futuro. Già partiamo col piede sbagliato. Le nostre difficoltà vengono anche da un territorio poco conosciuto che non viene valorizzato”. Dubbioso sulla riuscita di un progetto simile anche Gaetano Sorge dell’Assoalbergatori: “Quello che manca è la capacità di fare squadra. L’ascolano non è stato promosso adeguatamente e stiamo cercando di recuperare il tempo perduto, mentre oggi soffre il turismo di massa. Solo negli ultimi tempi la Regione Marche con la promozione tramite workshop regionali sta potenziando la visibilità del territorio verso mercati esteri. Comunque ci sono troppe associazioni che non fanno rete in maniera omogenea. Troppi presenzialismi, troppi interessi privatistici e politici. Manca il senso del bene comune”.

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