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“Riabilitazione solo dai privati. I cittadini o pagano o emigrano”. La denuncia di Rinnovamento e Progresso

"Utenza costretta a tempi lunghissimi o a pagare di tasca propria"
Pubblicato il 3 Maggio 2017









SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Per la riabilitazione i cittadini o pagano oppure emigrano altrove”. La denuncia arriva da Rinnovamento e Progresso che denuncia “la cronica carenza di personale” nel settore della riabilitazione. “Il personale – spiegano dal movimento – va di anno in anno riducendosi per via dei pensionamenti e quelle persone non vengono mai rimpiazzate così come le donne che vanno in maternità mai sostituite. Ddall’altro lato c’è l’incessante incalzare e sopraffare del privato che avanza, cresce, con l’inserimento di fisioterapisti delle cooperative (sempre meno pagati) nei servizi territoriali, con lo svilupparsi di Centri di Riabilitazione che costruiscono nuove strutture con 80/90 posti letto, quando in ospedale i 4 posti letti dedicati alla Riabilitazione Intensiva post-ictus, devono essere sempre costantemente vigilati per paura di vederseli sfilare”.

In più dal movimento denunciano il fatto che alcune strutture, presenti e in dotazione al sistema sanitario locale, non vengono utilizzati. “Il servizio – spiegano – “possiede anche la vasca per la riabilitazione in acqua, (idroterapia), fiore all’occhiello di una moderna concezione della Riabilitazione, che per lo più resta chiusa a causa di personale insufficiente a coprire un servizio così all’avanguardia. La riabilitazione del pavimento pelvico, interrotta per mancanza di personale ormai da anni, con la promessa costante di un’imminente riapertura mai avvenuta, lasciando scoperta una fetta importante di pazienti (oncologici, post chirurgia prostatica e del colon) con problematiche serie di incontinenza urinaria e fecale”.

“La riabilitazione cognitivo-linguistica, di competenza logopedica – affermano – viene relegata ad uno squallido e frammentato pseudo servizio, assegnando un’unica unità dedicata a svolgere valutazione e trattamento dei disturbi di linguaggio, di deglutizione e di voce, che per il motivo stesso di essere costituito, di fatto, da un’unica persona perde anche la dignità di essere chiamato “servizio”.
L’utenza, per poter accedere alle prestazioni di cui ha bisogno è costretta a lunghe, lunghissime e interminabili liste di attesa, (2 anni, 2 anni e mezzo per l’età evolutiva), quindi deve rivolgersi a professionisti privati sostenendo le spese di tasca propria, oppure migrare in Abruzzo”.

Dal movimento sottolineano come “in Abruzzo si può accedere grazie ad una convenzione con la Regione Marche, mentre nella Regione Marche esistono strutture che ricevono pazienti abruzzesi, per il medesimo scambio di convenzioni tra regioni, ma che gioco è questo? Tali centri, inoltre (siano essi rimborsati dalla Regione Marche o dalla Regione Abruzzo), accettano solo coloro che possono essere inquadrati come prese in carico “multidisciplinari”, che prevedono rimborsi cospicui, mentre i semplici disturbi di linguaggio ad esempio, senza presa in carico multidisciplinare restano a carico delle famiglie, che si vedono costrette a pagare di tasca propria comunque decine di sedute con costi molto elevati. Sono solo alcuni esempi di servizi carenti che i cittadini subiscono costantemente e a proprie spese, servizi che dovrebbero caratterizzare una riabilitazione di qualità, ma probabilmente l’economia che gravita intorno ad essa e gli interessi della politica non permettono di migliorarla”.

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