Picenambiente, Falco e Curzi: “Effettuare i tamponi ai dipendenti a tutela della salute di tutti”

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Abbiamo ricevuto un accorato appello fatto a nome di un folto gruppo di dipendenti della nostra partecipata Picenambiente affinché tutti i dipendenti siano sottoposti con regolarità, e comunque prima delle festività natalizie, a tampone per individuare l’eventuale positività al Covid-19”. La segnalazione giunge dai consiglieri comunali Marco Curzi e Rosaria Falco. I due esponenti del gruppo misto, oltre a rivolgersi alla stessa società, si appellano al sindaco Piunti e al direttore dell’area vasta Cesare Milani. “Si ritiene che, data la natura dell’attività svolta dai dipendenti, in tutta la nostra città e non solo, e considerato anche che alcuni di loro sono adibiti alla raccolta dei rifiuti dei positivi conclamati al Coronavirus in quarantena, in tale situazione non possa essere addotta ancora la libertà operativa e l’autodeterminazione degli organi direttivi, in quanto trattasi di servizio pubblico fondamentale, per cui l’amministrazione ha il pieno diritto di pretendere l’applicazione di cautele a tutela della salute pubblica e di quella dei dipendenti. Infatti ci riferiscono che le diverse assenze dal lavoro non vengono mai spiegate né giustificate, né i lavoratori che lavorano a stretto contatto vengono avvisati di eventuali contagi (e neanche invitati a effettuare il tampone), che pure ci sono stati e ci sono: assoluto silenzio. Inoltre ci riferiscono che, a causa del rifacimento dei pavimenti dello spogliatoio, che si protrarrà per diversi giorni ancora, è stato chiesto ai dipendenti di tornare a casa finito il turno di lavoro senza togliersi la divisa, cosa che già in tempi normali non andrebbe assolutamente fatta, trattandosi di capi da lavoro potenzialmente tossici. A maggior ragione in questo periodo emergenziale tale richiesta, pur se transitoria, risulta ancor più pericolosa anche per le famiglie dei dipendenti, poiché è di tutta evidenza che un conto è portare la divisa a casa in un sacchetto ed infilarla nel disinfettante, un conto è rientrare nell’ambiente domestico con la divisa usata per diverse ore. Dunque la società dovrebbe dotare i suoi dipendenti di un ambiente adibito transitoriamente a spogliatoio all’interno della sede, evitando rischi inutili”.

Proseguono Curzi e Falco: “I dipendenti chiedono che si sollecitino gli organi preposti alla tutela della salute pubblica e degli operatori, affinché si disponga al più presto l’indagine per individuare i positivi al Covid, mediante tampone o mezzi diagnostici con equivalente attendibilità, per consentire a tutti loro di conoscere la situazione e di prendere le dovute precauzioni, nel caso mettendosi in quarantena, questo si ritiene atto dovuto sia per loro e le loro famiglie, sia per ragioni di salute pubblica e per la rilevanza e diffusione sul territorio del servizio svolto”.


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