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Parla Curzi: “Più a mio agio col centrodestra che con il Pd. Sempre leale, mai fatto voto disgiunto”

L'ex assessore: "A Perazzoli lo dissi subito che se avesse perso avrei avuto le mani libere". Messaggio al Psi: "Se sono un problema, come sono entrato posso uscire"
Pubblicato il 28 Giugno 2017





SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Chi mi attacca ha la memoria corta”. Marco Curzi non compie passi indietro e risponde per le rime a chi in questi giorni lo ha accusato di alto tradimento. Tutta colpa di una cena, non qualsiasi, dal momento che al tavolo c’era l’amministrazione comunale al gran completo.

Nessuna precisazione, anzi. Curzi conferma l’esistenza di una forte simpatia per il centrodestra: “Sono andato a cena con la maggioranza perché mi sentivo di farlo. Non nego che mi sento molto più a mio agio con loro che col centrosinistra, che mi ha sempre ostacolato e messo i bastoni tra le ruote. Sono stato sempre fedele e leale. Altri non possono dire altrettanto”.

L’ex assessore allude al voto disgiunto che alle elezioni comunali azzoppò Paolo Perazzoli, costringendolo ad un ballottaggio fatale. “Molti di coloro che si battono il petto furono gli artefici di quella pratica. Io sono stato di parola e sono pronto a dimostrarlo chiedendo magari alla Prefettura la rilettura delle schede elettorali. Ci sarebbe da divertirsi. I traditori sono altrove, io sono stato chiaro fin dall’inizio”.

Il Pd? Predica bene e razzola male, a detta di Curzi. “Mi vogliono mettere in croce dimenticando quello che accadde il 23 dicembre 2009. Antonio Felicetti e Edio Costantini, candidato sindaco del centrodestra tre anni prima, salvarono Gaspari. Nessuno si scandalizzò. Eppure il loro voto risultò decisivo per la tenuta dell’amministrazione. La storia si ripeté nel 2011, con la presidenza del Consiglio offerta a Marco Calvaresi, anche lui sfidante di Gaspari in campagna elettorale. In cambio garantì per anni il numero legale e votò persino il bilancio. A sinistra funziona così: gli altri sono sempre colpevoli, loro sono sempre santi e nel giusto”.

Inevitabile un pensiero per Perazzoli, che non ha preso bene – eufemismo – la sua svolta a destra. “Non volo da una parte all’altra. Per Paolo provo stima e affetto, è stato un punto di riferimento per me, ho fatto e dato tanto per lui. Accetto le critiche, non le offese e le falsità. Se è onesto, deve dire la verità su come andarono le cose. Ci incontrammo al Soriano e mi annunciò che si sarebbe candidato a sindaco. Gli dissi: bene, faccio questo sforzo solo per te, ma sappi che se perderai le primarie tornerò ad avere le mani libere. Accettò. Quindi aggiunsi: c’è anche la possibilità che tu vinca le primarie e poi perda le elezioni. In quel caso, non mi sentirei a mio agio in quella squadra. Dichiarando certe cose dimostra di avere dei pessimi consiglieri. Non ho cambiato sette partiti, in vita mia ho avuto solo la tessera socialista”.

Su Rinnovamento e Progresso, che Curzi rappresenta in assise, il giudizio è lapidario: “Non volevo che la lista si chiamasse così. Mi pesava il richiamo alla sinistra progressista. Sollecitai Perazzoli affinché scegliesse un altro nome, non mi ascoltò. Per loro è un problema che io sia il capogruppo di quella lista? Questa situazione pesa più a me che a loro, però il regolamento del Consiglio mi impedisce modifiche. Per creare un gruppo misto occorrono minimo due componenti. I miei elettori mi conoscono. Sanno quali sono i miei valori, le mie idee. Non ho chiesto io la guida della Commissione Lavori Pubblici, mi è stata offerta. Non è corretto dire che inseguo il potere. Nell’ultimo anno ho lasciato spazio agli altri rinunciando alle presidenze e alla candidatura in consiglio provinciale. Non mi interessa andare in giro con la fascia a farmi fotografare. Ho compiuto determinati passi perché questa città deve ripartire dopo anni di immobilismo. La sinistra ha portato San Benedetto al disfacimento, la città è irriconoscibile, la sanità è stata massacrata”.

L’ultimo messaggio è per il Psi, che vuole analizzare bene i suoi prossimi movimenti: “Non credo di essere un problema. Qualora lo diventassi, come sono entrato nel partito potrei uscirne. A Civitanova il Psi si è alleato con il centrodestra e ha vinto, non ci sarebbe nulla di strano”.



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