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Massimo Rossi non fa sconti: “Il fascismo è un crimine. Si stracciano le vesti per la mia frase e poi vogliono le armi in casa contro i ladruncoli”

L'ex presidente della Provincia dopo la mozione annunciata da Vesperini: "Prima mi definivano buonista, ora mi accusano di istigazione alla violenza"

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Redazione
 lunedì 24 Giugno 2019

GROTTAMMARE – «Fino a tre giorni fa mi definivano buonista. Ora mi accusano di istigazione alla violenza». L’ex presidente della Provincia Massimo Rossi interviene dopo l’annuncio, da parte di Lorenzo Vesperini relativo ad una mozione sul post che, lo stesso Rossi, aveva lanciato sul proprio profilo Facebook nei giorni scorsi in seguito all’aggressione subita da quattro ragazzi con addosso delle magliette antifasciste, a Roma.

«La Legge n. 645/1952 – spiega Rossi – sanziona “chiunque promuova od organizzi sotto qualsiasi forma, la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista, oppure chiunque pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”. Il 25 Ottobre 2018 il Parlamento Europeo ha approvato a larghissima maggioranza una risoluzione che esprimendo un grave allarme per la proliferazione, nell’inerzia delle Istituzioni, di gruppi ed organizzazioni che si richiamano esplicitamente al nazifascismo, chiede a tutti i Governi di agire per la loro messa al bando. Appena tre giorni fa persino Don Luigi Ciotti ha dichiarato che “Casa Pound va sciolta, e vanno subito vietate tutte le organizzazioni che si richiamano al fascismo” e che “la rinascita dei fascismi e dei razzismi è un rischio reale, non può essere minimizzata, non è un fatto di folklore o di nostalgia malata“. Il pestaggio di 4 ragazzi inermi, in pieno centro a Roma, da parte di una squadraccia di esponenti di Casa Pound, per via di una loro maglietta di ispirazione antifascista, è solo l’ennesimo anello di una lunga catena di intimidazioni e violenze che colpiscono spesso giovani democratici o persone inermi di origine straniera».

Rossi parla anche di Salvini che «non trova di meglio che intrattenere cordiali relazioni con tali organizzazioni, lasciando loro piena libertà di manovra». «Di fronte a tutto ciò – continua l’ex sindaco di Grottammare – invece di associarsi, come Don Ciotti, all’allarme per la grave minaccia che sta correndo la nostra “malaticcia” democrazia, alcuni esponenti della destra locale, tra i quali il candidato sindaco sconfitto a Grottammare nelle ultime elezioni, gridano allo scandalo perché il sottoscritto ha affermato su un social network che “i fascisti dovrebbero essere rimandati nelle fogne, con le buone o con le cattive”. Apriti cielo! Parla di odio verbale e istigazione alla violenza».

«Potrei cavarmela con una grossa risata – continua – anche perché superati i sessant’anni in ruoli e posizioni di grande esposizione, penso di non aver bisogno di portare “prove” riguardo la natura della mia indole e delle mie pratiche concrete. Ma ritenendo che costoro non siano fascisti (altrimenti andrebbero perseguiti per legge) non si capisce bene perché se la sono presa così tanto. Al netto della sintesi “ad effetto” tipica dei social, cos’è che non va nel contenuto di tale affermazione? Forse ritengono che il fascismo sia una idea da rispettare, tra le altre ed ai fascisti vada lasciata libertà di agire? Spero proprio di no, perché qualsiasi esponente politico democratico, di qualsiasi appartenenza, dovrebbe avere chiaro in mente che, come diceva il compianto Presidente Pertini, “il fascismo non è un’idea tra le altre, ma un crimine da perseguire, perché è la negazione e l’oppressione di tutte le altre idee”. Se invece la mia grave colpa, secondo questi pseudo esponenti politici che fino a ieri mi definivano “buonista”, sarebbe quella di aver “messo in conto” come estrema ipotesi anche l’uso della forza per fermare i rigurgiti neofascisti, farei notare loro che per la libertà di espressione di cui oggi godono debbono ringraziare persone che quasi ottant’anni fa ce l’hanno donata, sollevandosi per “odio del fascismo”, ma non certo per amore di violenza, senza porsi il problema dei mezzi necessari e dei rischi personali».

Rossi parla di «ipocrisia» e di «uscite scandalistiche» da parte di «coloro che oggi si stracciano le vesti quando viene evocato anche l’uso forza, qualora necessario, per respingere gli attacchi del neofascismo alla nostra democrazia ma che sono gli stessi che poi invocano l’uso personale delle armi per rispondere a colpi di pistola alle azioni di ladruncoli e balordi».

© LA NUOVA RIVIERA|RIPRODUZIONE RISERVATA

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