martedì 27 Settembre 2022
Ultimo aggiornamento 22:58

      FERMO       MACERATA       ANCONA       PESARO-URBINO       DALL’ABRUZZO      

logopng
martedì 27 Settembre 2022
Ultimo aggiornamento 22:58

PUBBLICITA’ ELETTORALE

ANNUNCIO PUBBLICITARIO

Guido Olivieri, il pompiere che salvò la Valtesino si candida con Italexit: “Green pass? E’ stato solo una misura politica”

"Siamo nel bel mezzo di una lunga fase storica in cui la lotta al malcostume è stata intesa come la lotta alla politica"

PUBBLICITA’ ELETTORALE

  
francesca piunti

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Faceva parte della squadra che nel 2015 salvò un quartiere intero disinnescando una vera e propria bomba ad orologeria destinata a far saltare più di un’abitazione sulla Valtesino. Guido Olivieri, vigile del fuoco in forze al distaccamento di San Benedetto, è il candidato al collegio uninominale di Italexit affacciandosi per la prima volta sulla scena politica anche se attraverso un percorso diverso da quello che si potrebbe immaginare. Ed è lui stesso a spiegarlo.

“E’ successo quando è arrivata l’imposizione del Green Pass – spiega –. Non ero e non sono favorevole a quel discorso. Ma più che altro non sono mai stato favorevole alle imposizioni, soprattutto quelle prive di giustificazioni. E’ sempre stato così, nella vita familiare, nel lavoro e nelle amicizie”. Ed è stato nelle idee di Gianluigi Paragone che Olivieri si è rivisto: “Ancora prima di scoprire Italexit – dice Olivieri – che come partito sarebbe nato dopo, nel dicembre dello scorso anno. E quando il progetto è diventato un partito ho deciso di mettermi a disposizione della causa, anche dopo aver conosciuto Massimo Gianangeli che è il nostro coordinatore regionale”.

Ma com’è iniziato tutto?
“Ho organizzato a mie spese un incontro, senza alcuna connotazione politica, con tutte quelle persone che conoscevo, appartenenti alle più disparate categorie, e che sapevo, attraverso il pour parler quotidiano, essere contrari al green pass. Mi sono reso conto che erano in tanti a pensarla come me e non una piccolissima nicchia come qualcuno voleva farci credere. Nel giro di un paio di giorni ho organizzato l’incontro all’Associazione Pescatori di San Benedetto coinvolgendo una ventina di persone. Se ne sono presentate quasi cento. Lì ho capito che c’era una consapevolezza diversa da quello che si potesse pensare ma mancava una figura importante: quella di chi potesse fungere da punto di riferimento in grado di catalizzare quelli che, fino a quel momento, rappresentavano dei gruppi di persone che la pensavano allo stesso modo ma che non avevano la possibilità di trovare dei reali momenti di incontro e confronto”.

Parliamo di No Vax?
“No Vax? Assolutamente no. Se proprio dobbiamo parlare di vaccini io posso definirmi “free vax” nel senso che ognuno deve essere libero di fare le proprie scelte in merito. Noi siamo contro l’imposizione e la strumentalizzazione del green pass. Perché non è una certificazione sanitaria ma è uno strumento di discriminazione sociale”

In che senso?
“Perché abbiamo assistito tutti quanti a cosa è accaduto l’anno scorso. Ci sono state persone che non potevano andare a lavorare, che venivano penalizzate nei più semplici comportamenti quotidiani. E allora è facile capire che il green pass di sanitario non aveva nulla ma era soltanto una misura politica. Ha rappresentato una forma di prevaricazione dello Stato che, per paradosso, è andato contro i basilari principi costituzionali. E il compito della politica è proprio quello di evitare che certe cose accadano. Ed è anche per questo che ho deciso di prendermi una parte di responsabilità e dare il mio contributo”.

E da qui la sua decisione di entrare in politica…
“Si, ma il discorso green pass ha rappresentato soltanto la prima motivazione del mio avvicinamento a Italexit perché, una volta varcata quella soglia, si sono aperte tantissime porte su parecchi temi legati alle responsabilità politiche su sanità, economia, difesa del territorio. Il politico, l’amministratore, si prende la fiducia del cittadino e per questo deve obbligatoriamente accollarsi la responsabilità di tutta la comunità che rappresenta. E questo troppo spesso non succede”.

E qual è la strada da percorrere?
“Siamo nel bel mezzo di una lunga fase storica in cui la lotta al malcostume è stata intesa come la lotta alla politica. E così abbiamo assistito a manifestazioni, anche di una certa veemenza, che però si sono rivelate fini a sé stesse. Invece la politica deve essere lo strumento con il quale combattere certe situazioni ed è per questo che credo sia necessario giocare sullo stesso campo in maniera democratica e leale. Che è l’unica strada credibile che può portare ad un reale cambiamento. Tutto quello che è al di fuori di questo concetto rappresenta un contenitore vuoto che poi è il motivo per il quale non è stato possibile fare alleanze e caricare a bordo tutte quelle persone deluse dalla trasformazione del concetto di politica dell’ultimo ventennio che si muovono in maniera scomposta sul web. Ma la politica passa obbligatoriamente per il voto democratico e non sui social perché un like non corrisponde quasi mai ad un voto alle urne. Invece quello che noi vogliamo portare avanti è un programma fatto di concretezza”.

Parliamo di questo. Cosa c’è nel programma?
“Siamo forse gli unici ad aver pubblicato un programma di 120 pagine reperibile sul web. Si tratta di un programma molto articolato i cui punti cardine fanno tutti capo al ripristino del concetto di sovranità nazionale, un vero paradigma”.

Nel senso?
“Nel senso che il nostro Paese deve prendere decisioni per sé stesso prima di fare gli interessi di chi si trova al di fuori dei propri confini. Non è possibile che debba essere un organismo sovranazionale a prendere decisioni che ci riguardano e che obbligatoriamente devono essere prese da noi. Per quale motivo poi visto che, per esempio, quando c’è un momento critico l’Europa – che vuole decidere persino il prezzo dei nostri prodotti tipici – lascia che ognuno si salvi da solo. Sotto pandemia siamo tutti stati sotto l’ombrello delle imprese farmaceutiche, quotidianamente lasciamo gestire la nostra privacy da multinazionali del web. Questo perché il nostro Paese ha rinunciato a quella sovranità che gli consente di decidere per la propria economia e per il benessere dei propri cittadini”

Significa che volete uscire dall’Europa?
“Significa che vogliamo uscire da questi trattati europei che giorno dopo giorno si identificano come una gabbia per il popolo italiano. E non c’è nulla di rivoluzionario in questo. Perché significherebbe soltanto rispettare la nostra Costituzione”.

campanelli 250
ecorigenerati 250

ANNUNCIO PUBBLICITARIO

ANNUNCIO PUBBLICITARIO

euro 3 250
onova 250
Pappa e Ciccia

TI CONSIGLIAMO NOI…