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Fermiamo il Consumo di Suolo: “Sempre più cemento a San Benedetto. Le tragedie di Romagna e Toscana non insegnano”

Caselli: "San Benedetto è giunta al 37,9 % di consumo di suolo dal precedente 37,6. I suoli ancora liberi in città non sono campi  abbandonati"
Pubblicato il 7 Novembre 2023

SAN BENEDETTO DEL TRONTO. Il comitato Fermiamo il Consumo di Suolo torna ad alzare la voce: “San Benedetto è giunta al 37,9 % di consumo di suolo dal precedente 37,6”, afferma Amilcare Caselli. “Lo certifica il nuovo rapporto di ISPRA che illustra un quadro italiano sconfortante, unica  amara consolazione, in cui, a dispetto delle tragedie di Senigallia, della Romagna e della  Toscana, per dire solo le ultime, si continua a edificare, come non  ci fosse un domani”. 

Caselli torna quindi indietro con la memoria: “Eppure già prima della campagna elettorale che li ha visti vincitori, molti esponenti di  questa giunta avevano sottoscritto la nostra mozione di consumo di suolo zero, argomento  speso nella suddetta campagna, ma solo a parole visti i risultati e i progetti che oggi  insistono sull’area Brancadoro di un polo sportivo/ricreativo di cui nessuno sente il bisogno perché derivante da un Piano Regolatore della fine degli anni 80 dove si prevedeva una San  Benedetto di 90.000 abitanti, follia smentita dai dati demografici locali, nazionali e  internazionali; e l’area Ragnola, destinata a un fantomatico Polo Sanitario, ma che nei fatti  non sarà nemmeno un ospedale di livello base, per di più, in barba a qualunque ragionevole  urbanistica, incredibilmente previsto nel centro città.  Sono finiti i tempi in cui i record di San Benedetto erano della pesca, del porto, il  turismo e la qualità della vita, oggi ci appartengono solo i tristi dati di cui sopra, per di più  nel contesto dell’intero territorio cittadino in estremo pericolo idrogeologico. Dovrebbe essere inutile ribadire altri dati, che un ettaro di terreno libero assorbe fino a  3750 tonnellate d’acqua, trattiene fino a 500 chili al giorno di CO2 e polveri sottili,  mitigando le isole di calore. Ecco perché i suoli ancora liberi in città non sono campi  abbandonati”.

Non manca pertanto l’ennesimo appello: “Ed è con questi dati che ci rivolgiamo agli amministratori, ricordiamoci le esondazioni del  Tronto e dell’Albula, le vittime e i danni di Senigallia, della Romagna ed ora della Toscana:  se questo trend non cambia noi vi riterremo responsabili quando toccherà a San Benedetto fare la triste conta e a spalare il fango”. 

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