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Da settimane cerca di depositare il proprio testamento biologico. “Ma nelle Marche è impossibile”

Dal Comune all'Asur la risposta che Tonino Armata riceve è sempre la stessa: "Non abbiamo comunicazioni"
Pubblicato il 7 Febbraio 2018

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Segreteria Sanità Regione Marche: “nessuna comunicazione. Ci lasci il suo numero di telefono le faremo sapere”. Asur Ascoli Piceno: “nessuna comunicazione”. Asur San Benedetto del Tronto: “nessuna comunicazione”. Comune di San Benedetto del Tronto: “nessuna comunicazione”. Morale della favola è attualmente impossibile depositare il testamento biologico in un Ente pubblico.

La denuncia arriva da Tonino Armata che spiega come a due mesi dall’approvazione della legge sul fine vita, abbia scoperto una situazione di incertezza, confusione e discrezionalità. “A seconda del Comune in cui si vive o della Asl – Asur a cui ci si rivolge, dell’ospedale in cui si è ricoverati, si può o meno consegnare le proprie volontà in materia – afferma Armata -. Come avviene troppo spesso, specie nel campo dei diritti civili, la Regione Marche che dovrebbe garantire l’applicazione della legge e i diritti dei cittadini si è fatta cogliere impreparata, per superficialità, disorganizzazione, e spero non in un vero e proprio ostruzionismo”.

Un periodo di rodaggio è sempre da mettere in conto nell’applicazione di nuove norme. Ma per Armata non è accettabile che non si sia approntato nulla e che manchi persino la conoscenza dell’esistenza della nuova normativa. “Ministero della Salute, Regioni, Comuni, e in questo caso il Comune di San Benedetto del Tronto, dal giorno dopo l’approvazione della legge avrebbero dovuto preoccuparsi di come fare in modo che i cittadini desiderosi di consegnare le proprie volontà trovassero accoglienza e impiegati preparati. Di più, avrebbero il compito, il dovere di informare i cittadini di questa possibilità”.

“L’ignoranza della legge – continua – non è ammessa quando si tratta di comuni cittadini, tanto meno dovrebbe esserlo quando si tratta di istituzioni pubbliche. Questa situazione di caos istituzionale, se non immediatamente contrastata, rischia di tradursi in anarchia discrezionale nell’applicazione delle norme, vanificando il lungo lavoro di mediazione che ha portato all’approvazione di una legge tutto sommato equilibrata, anche se ha alcune zone d’ombra, specie quanto alla possibilità che il medico disattenda il volere di un malato, se questo è materialmente impossibilitato a rifiutare le cure. Se continueranno ad esserci Comuni e Asl – Asur che si rifiutano, per impreparazione o peggio, di autenticare le disposizioni di fine vita, il diritto a farle valere sarà effettivo solo per chi abita in un Comune o appartiene a una Asl – Asur che invece rispetta la legge che attribuisce, appunto, ad essi il compito di accogliere e certificare queste disposizioni. La mancata applicazione della legge in modo generalizzato e uniforme rafforza così le disuguaglianze — di tipo territoriale oltre che socio-economiche — tra cittadini. Non ci si stupisca quindi della diffusa perdita di fiducia nelle istituzioni e nell’utilità della partecipazione politica”.

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