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Commissario Pd, sale Di Francesco. La figura ‘esterna’ non piace a nessuno

Pubblicato il 31 Luglio 2016

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Di Francesco commissario, affiancato da una squadra di garanti rappresentanti delle svariate anime del partito. Sarebbe questo lo scenario ideale in seguito al primo giro di consultazioni effettuato dal segretario provinciale.

Gli incontri e le telefonate proseguiranno fino a lunedì sera, quando Di Francesco comunicherà la propria decisione.

Finora l’ex vicesindaco ha raccolto in prevalenza inviti a raccogliere la patata bollente. L’alternativa sarebbe un volto esterno alla realtà sambenedettese, ma l’eventualità creerebbe ulteriori malumori all’interno di un partito già dilaniato dai rancori. Meglio allora allargare i poteri del coordinatore di Federazione, ottenendo al contempo un parziale controllo del partito.

Il commissario rimarrà in sella per almeno cinque mesi. La direzione nazionale ha congelato tutti i congressi fino allo svolgimento del referendum Costituzionale. “Una botta di fortuna”, sussurrano i democratici, visto che l’articolo 5 dello statuto regionale imporrebbe nuove elezioni entro 15 giorni. Di fatto, presentare le candidature ed andare al voto in prossimità del ferragosto sarebbe stato impossibile.

Da capire se la soluzione accontenterà pure Paolo Perazzoli, assente all’Unione Comunale di giovedì scorso. Il capogruppo Pd aveva auspicato le dimissioni di Di Francesco da segretario provinciale sia al momento dell’annuncio della partecipazione alle primarie che quando ufficializzò la candidatura in Consiglio. Lo stesso Di Francesco che, da martedì, potrebbe ritrovarsi con tre incarichi sulle spalle.




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