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Azione benedice il project financing: “Dipende dall’uso che se ne fa. Non venga ideologizzato”

Il movimento lo considera uno strumento "per ottenere importanti opere pubbliche a beneficio della comunità”
Pubblicato il 10 Dicembre 2020

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Non demonizzare il project financing. L’appello arriva dalle delegazione locale di Azione, che lo considera “uno degli strumenti più utilizzati, in Italia come in altri Paesi europei, per perseguire pubbliche finalità favorendo e determinando un punto di incontro e di equilibrio tra interessi pubblici e privati”. Per il movimento guidato a livello nazionale da Carlo Calenda, il project è “soltanto uno strumento” e in quanto tale “non è né buono, né cattivo”. Una presa di posizione chiara, insomma. “Può essere buono, o cattivo, l’uso che se ne fa, soprattutto quando viene utilizzato da pubblici amministratori che, per ignavia, o per semplice ricerca di consenso, sottoscrivono contratti in cui l’interesse del settore pubblico non è sufficientemente tutelato”.

Azione, nel ribadire le potenzialità nello strumento “per ottenere importanti opere pubbliche a beneficio della comunità”, sottolinea come lo stesso non possa essere oggetto di posizioni ideologizzate in un senso o nell’altro. “Solo il lavoro di amministratori adeguatamente preparati e realmente volti a tutelare il pubblico interesse può renderlo, come in molte occasioni esso in effetti è, uno strumento di ampliamento dei servizi pubblici. Avete un ristorante, ma i clienti si lamentano perché il cuoco non sa usare i fornelli: proibireste di usare i fornelli servendo carne cruda, o cambiereste cuoco?”.

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