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Il viaggio di Niccolò Dondoni nelle Cantine del territorio. Alla scoperta dei vini di Maria Pia Castelli: “Il vino è una cosa viva”

di Niccolò Dondoni

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Continua il viaggio tra realtà che rappresentano, a tutti gli effetti, delle eccellenze. A guidarci in questa avventura è Niccolò Dondoni, un ragazzo che ha calcato e sta calcando i campi di calcio di tutta Italia che ha deciso da tempo di scoprire cosa c’è dietro quello che tutti noi, da consumatori spesso disattenti, ci troviamo di fronte agli occhi ogni giorno. Oggi, dopo un viaggio nel territorio che riprenderemo, il viaggio ci porta fuori regione, in Toscana. E anche da lì Niccolò ci racconterà quello che c’è dietro il bicchiere o la bottiglia di buon vino, portando alla nostra attenzione il lato umano che accompagna la storia di famiglie che hanno dato vita ad aziende agricole divenute eccellenze. Oggi parliamo con la cantina Maria Pia Castelli di Monte Urano.

“Percepire attraverso i sensi, è questo che significa estetica. Ascoltare, vedere, poter toccare con mano, cercare la bellezza. Non è difficile trovarla, ma nell’attimo stesso in cui la troviamo lei cambia, sfugge, si trasforma.”

Maria Pia Castelli è un viaggio che consiglierei di fare ad un caro amico, così come ad uno sconosciuto, con l’intento di portarli alla scoperta delle Marche e del nostro meraviglioso entroterra. Una regione molto spesso sottovalutata, per non dire dimenticata, che non ha nulla da invidiare alle più visitate ed apprezzate, considerando la bellezza del suo patrimonio culturale. Credo che il vino sia un elemento indispensabile per comprendere la storia del nostro paese, data la sua importanza ed il valore che assume a livello enoturistico.

Riavvolgo il filo conduttore tornando per un attimo al mio incontro con Valter Mattoni in cui ho avuto modo di scoprire la storia dei Piceni Invisibili per la prima volta e credo che nulla succeda per caso. Un vero e proprio puzzle da ricomporre andando alla ricerca dei pezzi mancanti, indispensabili per chiudere il cerchio e raccontarne l’essenza. Mi auguro che tutto questo possa rendere visibile quel percorso apparentemente nascosto, in grado di far innamorare tanti appassionati. Tornando a noi mi piace sottolineare la voglia di sognare, indispensabile per immaginare uno scenario nuovo da guadagnarsi giorno dopo giorno, attraverso ricerca, cura dei particolari e duro lavoro.

“Il vino è una cosa viva” secondo Alessandro Bartoletti, figlio di Maria Pia Castelli e nipote del celebre Erasmo, che nel 1999 decise con passione e altrettanto coraggio, di iniziare a scrivere le prime pagine di una storia che vale la pena raccontare. La dedica della prima etichetta a chi ha reso possibile un sogno, coltivato nel tempo nonostante tutte le difficoltà che ognuno di noi può incontrare durante il viaggio. Il mio primo incontro con questa realtà lo devo ad un caro amico, titolare di una bellissima enobottega a Campello, nel cuore dell’Umbria. Alessandro al quadrato mi verrebbe da dire, visto che è stato proprio lui a consigliarmi di assaggiare una delle etichette più curiose del panorama vitivinicolo nazionale, per tipologia e potenziale evolutivo. Ricordo con estremo piacere quella bottiglia di Stella Flora 2017 e ci tengo a portarvi con me attraverso un frammento di un vecchio racconto: “Storie autentiche scritte con coraggio da artisti umani, in grado di far innamorare milioni di persone, attraverso il sentimento. L’artigianalità rappresenta l’espressione più sincera dell’umanità e della creatività delle persone.”

Questo per dirvi che molto spesso si presta poca attenzione a tutto ciò che si nasconde dietro ad ogni etichetta. Stella Flora non è una semplice bottiglia di vino, ma una serie di ricordi a cui ognuno di noi può accedere, cercando di ritrovare in ogni sorso una piccola parte di quel sogno. Caro Alessandro, viaggiare attraverso i tuoi ricordi è stato un privilegio e ci tengo a sottolinearlo, forse anche perché non sono mai stato in Borgogna ed ho percepito sfumature inedite dettate da quel grande amore per la Francia. Oltre a questo le innumerevoli serate condivise dai tuoi genitori Enrico e Maria Pia in un luogo iconico come l’Osteria dell’Arancio del grande Michele Alesiani, insieme al gruppo di amici dei Piceni Invisibili. Molto spesso c’eri anche tu e credo che questo sia un contributo a dir poco prezioso, per mantenere vivo quel frammento di storia delle nostre Marche.

Una grande amicizia con Marco Casolanetti e quella voglia matta di fare un vino davvero importante, in grado di alimentare la curiosità di conoscere, condividere ed ampliare i propri orizzonti. Innumerevoli fiere in cui sorprendere grazie a quella ferma volontà di differenziarsi, con un banco unico e condiviso. Una novità inedita in grado di stravolgere in maniera dinamica il pensiero e la percezione riguardo al Piceno, ma anche nei confronti delle Marche stesse, permettendo ad ogni visitatore appassionato di fare un vero e proprio viaggio alla scoperta di un territorio umano, un calice dopo l’altro. Storie affascinanti che si intrecciano in una raccolta di testimonianze autentiche, da ricercare e raccontare con l’intento di far percepire quanto sia coraggioso dedicarsi ai nostri sogni, investendo tempo e soprattutto emozioni.

Perché se in Francia fanno così non possiamo farlo anche qui, a modo nostro? Una vera e propria sfida da affrontare e vincere giorno dopo giorno, con grande rispetto per la natura circostante e per il sogno di Erasmo, diventato una dedica speciale in ogni calice di quel Montepulciano e quindi realtà. Concludo questo racconto citando Falerone ed augurando ad Alessandro di sorprendere tutti con uno dei progetti più intriganti di cui abbia mai sentito parlare. Posso dirvi soltanto che non vedo l’ora di ammirare con i miei occhi ciò che ho idealizzato, forse anche perché sogno di trovare realtà in grado di rivoluzionare le preferenze, a tal punto da proiettare le Marche verso un valore reale e non sottostimato, nel giro di una decina d’anni. Ci sarà modo e tempo di parlare anche delle altre etichette, ma per il momento vi lascio con l’assaggio di Stella Flora 2015, che in una degustazione alla cieca, sorprenderebbe anche i più celebri sommelier e professionisti di questo settore, grazie al suo profilo multisensoriale.

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