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Il viaggio di Niccolò Dondoni nelle Cantine. Alla scoperta dei vini Tua Rita: “Un patrimonio a cui è impossibile non dare valore”

di Niccolò Dondoni

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jako

Continua il viaggio tra realtà che rappresentano, a tutti gli effetti, delle eccellenze. A guidarci in questa avventura è Niccolò Dondoni, un ragazzo che ha calcato e sta calcando i campi di calcio di tutta Italia che ha deciso da tempo di scoprire cosa c’è dietro quello che tutti noi, da consumatori spesso disattenti, ci troviamo di fronte agli occhi ogni giorno. Oggi, dopo un viaggio nel territorio che riprenderemo, il viaggio ci porta fuori regione, in Toscana. E anche da lì Niccolò ci racconterà quello che c’è dietro il bicchiere o la bottiglia di buon vino, portando alla nostra attenzione il lato umano che accompagna la storia di famiglie che hanno dato vita ad aziende agricole divenute eccellenze. Oggi parliamo con la cantina Tua Rita, una delle aziende più importanti del panorama vitivinicolo nazionale.

“Il mare trasmette sempre sensazioni uniche. Se sappiamo guardare ed ascoltare, la vita ne è piena. Sensus in latino significa accorgersi di qualcosa, percepire”. Quel mare inteso come opera d’arte, in cui perdersi alla ricerca di particolari intramontabili. Ho sempre avuto un debole per i dipinti, forse proprio perché sono in grado di far viaggiare con la mente verso orizzonti introspettivi, in cui ricercare la propria creatività. Non avrei mai immaginato di poter vivere e successivamente mettere nero su bianco le sensazioni di una delle esperienze più significative che abbia mai sognato. Non posso fare altro che palesare la mia gratitudine nei confronti di Giovanni Frascolla, che mi ha aperto le porte di casa come se mi conoscesse da una vita. Godersi ogni istante è stato indispensabile per entrare in sintonia con l’ambiente circostante, a partire dal tour tra i vigneti a bordo del suo fuoristrada, in cui ho avuto modo di ammirare lo scenario suggestivo delle Colline Metallifere. Una vera e propria cornice naturale che racchiude l’essenza di Suvereto, grazie a quel sottosuolo ricco di minerali ed anche al microclima che ci proietta verso espressioni inconfondibili.

Credo sia molto affascinante immaginare l’Alta Maremma nel calice, spaziando tra la brezza di quel mare che ricorre e le cave etrusche. Mi piace paragonare il racconto di Giovanni ad un sottofondo musicale, imprescindibile per comprendere l’importanza delle scelte dei cari nonni Virgilio e Rita, da cui prende il nome l’azienda. Per sempre tra le vigne, mi verrebbe da dire, dopo aver rivoluzionato la sua vita e quella della sua famiglia, trasmettendo a tutti amore e grande rispetto per quel patrimonio a cui credo sia impossibile non dare valore. Un gioco di parole che rimanda alle palpabili emozioni di suo nipote, nel raccontare il legame con suo nonno e quella passione smisurata per il Syrah, rappresentazione emotiva di ciò che avete letto fino ad ora. Il viaggio prosegue poi in cantina, dove ho avuto il piacere di conoscere lo staff che lavora duramente per curare ogni piccolo particolare produttivo, prima di entrare nella bottaia e godere di uno scenario a dir poco suggestivo.

Un connubio con l’arte che non lascia spazio a grandi dubbi sulla libertà di espressione di ogni singola etichetta, dal carattere estremamente personale. Credo che lo stato emotivo sia la chiave di ogni esperienza e nonostante avessi idealizzato la visita, posso assicurarvi che l’effetto sorpresa fosse dietro l’angolo. Siete mai stati in una Pinacoteca? Vi faccio questa domanda che potrebbe sembrare banale per ricordarvi la sensazione che ognuno di noi può provare entrando in un museo, lasciandosi trasportare dalla bellezza di ogni stimolo, dettato da innumerevoli particolari pronti a sconvolgere la nostra percezione. Ecco, spero di aver reso l’idea e di avervi messo nelle condizioni comprendere la bellezza di poter degustare veri e propri capolavori in una delle stanze del vino di Tua Rita, che dialoga con le altre, tra passato ed arte contemporanea. Ho avuto modo di godermi ogni singola etichetta per concludere un viaggio senza precedenti, in cui si intrecciano le vite di due sorelle, che rappresentano le origini di Giovanni e la sua grande voglia di stravolgere le carte in tavola con Poggio Argentiera. Una giovane azienda che diventa fin da subito una sfida in cui ritrovarsi, per mettere in luce un terroir diverso rispetto a quello di Suvereto, capace di esaltare la qualità di vini totalmente liberi di esprimersi.

Impossibile non citare la tesi enologica di Giovanni, nata grazie ad un confronto con il Prof. Meccarelli, durante un dibattito riguardo al passaggio di molecole di ossigeno attraverso diverse tipologie di anfora, che riguarderanno poi il progetto Keir. Dal 2016 inizia a mettere in pratica tutto ciò che ha imparato, insieme a due giovanissimi enologi con cui ha condiviso il percorso di studi a Pisa. Tante belle idee che aprono nuove strade da percorrere, tra cui quella di provare a dare vita insieme a suo papà, a quel caro Cabernet Franc che non soffrisse il caldo di Suvereto, ma che sfruttasse l’escursione termica del parco naturale della Maremma, proprio per esprimere tutto il suo potenziale nel POGGIORASO.

Il vino è divertimento e sarebbe davvero riduttivo racchiuderne l’essenza in un sentore o comunque in un tecnicismo comprensibile a pochi, ma piuttosto in un preciso momento, da ricordare con immenso piacere a distanza di anni. Sono certo che non dimenticherò facilmente ogni singola etichetta, tra cui voglio citare il KEIR ANSONICA per la grande intraprendenza con cui l’enologo Luca D’Attoma ha deciso di sperimentare, dando grande valore ad uno dei vitigni più fedeli al territorio e lo dimostrano le sue piante centenarie, molto difficili da lavorare. Proseguendo sull’onda Tua Rita voglio citare Lodano, blend atipico per la zona e una scommessa davvero vincente di nonna Rita, nella follia di voler dare un bellissimo equilibrio a Traminer, Riesling e Chardonnay affinato per 6 mesi in barriques.

Da qui un breve passaggio al Syrah di Poggio Argentiera, che ama il caldo, ma va in uno stato di stress molto velocemente e va gestito in maniera egregia, come dimostra la sua espressione nel PODERE ADUA, senza dubbio uno degli assaggi più curiosi, quasi a volerci ricordare che in Toscana non ci sia soltanto Sangiovese. Da questo momento in poi, credo che ogni parola sia superflua e che la conclusione sia una semplice celebrazione del coraggio e della voglia di sognare, elementi indispensabili per poter pensare di racchiudere l’anima di Tua Rita in due etichette. GIUSTO DEI NOSTRI è un vero e proprio concerto in cui gli strumenti suonano in maniera armonica e poi che dire di quel calice di REDIGAFFI, Merlot in purezza in grado di diventare nel tempo icona internazionale, grazie ai primi 100 punti assegnati da Robert Parker ad un rosso italiano. Ho condiviso queste emozioni con un caro amico, Lorenzo Betti e ci tengo a lasciarvi ai suoi scatti ed alle sue prospettive di volo. Caro Giovanni, se le premesse per raccontare il territorio e far conoscere la Val di Cornia sono queste, niente e nessuno potrà impedirti di fare qualcosa di mai visto prima, grazie al tuo magico team ed allo spessore umano che vi contraddistingue.

Un filo conduttore spontaneo mi porterà prima o poi da Paolo Faragò, amico in comune che ha deciso di intraprendere questo viaggio nel mondo del vino, con grande voglia di trasmettere il suo amore per la Sardegna. Credo che nulla succeda per caso e molto presto vi parlerò anche delle sue prime etichette, targate Tenute Faragò.

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