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VInitaly, le Marche puntano su biologico, qualità e innovazione

Eventi, degustazioni e approfondimenti a Verofnafiere fino a mercoledì
Pubblicato il 15 Aprile 2024

VERONA. Ha preso il via ieri il 56° Vinitaly, con 107 cantine delle Marche, 49 delle quali presenti nella collettiva organizzata dalla Regione (38 IMT-Istituto Marchigiano di Tutela Vini e 11 Consorzio Vini Piceni). Oltre 200 le etichette in degustazione libera nella “Terrazza Marche” al padiglione 7 (Stand C6-C7-C8-C9), che nel pomeriggio ha visto anche la visita del ministro degli Affari esteri, Antonio Tajani.

«Come Regione siamo impegnati a sostenere i nostri vini, fortemente radicati sul territorio, insieme alle nostre produzioni biologiche, ad accompagnare l’innovazione, a incentivare le soluzioni in grado di favorire la resilienza nei confronti dei cambiamenti climatici e a sostenere le esportazioni dei vini marchigiani, anche favorendo l’incoming di buyer e winelover, grazie a una legge innovativa sull’enoturismo», dichiara l’assessore all’Agricoltura delle Marche, Andrea Maria Antonini.

Presente al brindisi inaugurale anche il presidente della Commissione Agricoltura alla Camera, Mirco Carloni, che punta l’accento proprio sul biologico, essendo le Marche del vino la seconda regione in Italia per incidenza sulla superficie agricola vitata, con un rapporto superiore al 46 per cento.

«Il bio rappresenta un modello per la diversificazione e la conservazione della biodiversità – afferma Carloni -. È un tema reale, con sfaccettature e caratteristiche apprezzate dai consumatori, che possono garantire maggiore valore aggiunto ai vini e ai prodotti agricoli marchigiani. Ma nel complesso, il vino marchigiano sta crescendo moltissimo».

E sul progetto di crescita qualitativa delle produzioni enologiche marchigiane si inserisce la proposta del presidente del Consorzio Vini Piceni, Simone Capecci, annunciata nel corso della degustazione dedicata alla longevità del Pecorino, vitigno componente principale dei bianchi a denominazione d’origine del Piceno. «Il Pecorino ha tracciato la qualità del territorio e dopo Vinitaly – anticipa Capecci – ragioneremo all’interno del Consorzio per valutare l’introduzione di una tipologia Riserva o Superiore all’interno delle denominazioni contenenti il Pecorino, così da dare maggiore spessore a un vitigno prestigioso».

Un percorso che ha condotto anche l’altra grande “casa” dei vini marchigiani di qualità, l’Istituto Marchigiano di Tutela Vini, presieduto da Michele Bernetti. «Dovremmo essere vicini alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale delle modifiche apportate al disciplinare del Verdicchio dei Castelli di Jesi Docg, che andrà ad accorpare anche la tipologia “Superiore”, in modo da avere un’unica produzione che riunirà le migliori produzioni, con una governance unica della stessa denominazione».

Iter analogo anche per la Docg Conero, che abbraccerà la tipologia “Riserva Rosso”, per la quale sono previsti i due anni di invecchiamento, e per la Docg Rosato e Docg Rosato metodo classico.

In corso anche l’introduzione della “Riserva” anche per la Doc Colli Maceratesi.

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