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San Benedetto, in scena al Concordia “Aspettando Godot”

Nel singolare approccio drammaturgico di Terzopoulos, maestro della ricerca, il testo diventa una lente per decifrare l’Altro
Pubblicato il 26 Febbraio 2024

SAN BENEDETTO DEL TRONTO. “Aspettando Godot”, in programma il 28 e 29 febbraio al Teatro Concordia di San Benedetto del Tronto e il 2 marzo al Teatro Pergolesi di Jesi nella prestigiosa messa in scena del regista greco Theodoros Terzopoulos, è tra i testi teatrali più noti e misteriosi del ‘900. Proposto nelle Marche nei cartelloni in abbonamento promossi dai rispettivi Comuni e AMAT con il contributo di MiC e Regione Marche – a San Benedetto con il sostegno di BiMTronto e a Jesi in collaborazione con la Fondazione Pergolesi Spontini –, questo allestimento del capolavoro di Samuel Beckett vede protagonisti in scena gli attori Paolo Musio, Stefano Randisi, Enzo Vetrano, Giulio Germano Cervi e Rocco Ancarola.

Nel singolare approccio drammaturgico di Terzopoulos, maestro della ricerca, il testo (qui nella traduzione dall’inglese di Carlo Fruttero) diventa una lente per decifrare l’Altro: “I personaggi beckettiani – scrive il regista – si muovono in una zona grigia, in un paesaggio del nulla, quello dell’annientamento dei valori umani.

Qualsiasi tentativo di umanizzazione cade nel vuoto, il concetto di tempo è fluido, i personaggi sono sospesi nel vuoto come esistenze espropriate, in un vuoto di disposizioni sconosciute dove l’annientamento di tutte le posizioni, dei valori e delle certezze, è stato realizzato. Il sarcasmo alla ricerca di una fine che non ha fine è l’espressione dominante degli esercizi di sopravvivenza dei personaggi. Essi cercano la fine della fine, che tuttavia non arriva mai.  […] I personaggi tacciono aspettando la rivelazione dell’indicibile, che non si rivela mai. Alcune domande che riguardano la natura umana e il futuro forse avranno risposte, la maggior parte però no. Forse alcune di queste domande avranno risposte dagli stessi spettatori: l’arte del teatro esiste proprio in virtù delle domande senza risposta».

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