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Alessio Minelli, il re del cocktail che ha scelto la Riviera perché ci andava in vacanza

Pubblicato da 

Donatella Rosetti
 giovedì 7 Gennaio 2016

SAN BENEDETTO • Alessio Minelli è un bartender vecchio stile, come se ne vedono pochi a San Benedetto. Non solo prepara con cura i cocktail, ma ascolta e conversa allegro con i clienti al di là del bancone nel suo locale a righe colorate, Il Serpente Cocktail Pub.

Sembra uscito da una pellicola hollywoodiana per la cura e l’amore quasi retrò che mette nei drink, ed è per questo che lo abbiamo incontrato.

Qual è la tua storia?
Ho cominciato nel 2006. Mio fratello lavorava in un locale a Roma molto famoso, Il Serpente Pub, e sono entrato in società anch’io. A metà dello stesso anno ho aperto un beer shop, uno dei primi negozi di questo tipo in Italia. Ho ampliato la mia conoscenza della birra come consulente e fornitore di ristoranti. Qualche anno dopo ho ultimato questa esperienza di prova e sono tornato al pub. Abbiamo deciso di prendere un posto in una località marina, ho scelto San Benedetto perché ci trascorrevo le vacanze da piccolo e ho trovato un locale disponibile al centro, in via Mentana. Mi sono dovuto modificare, dato che la richiesta non era verso la birra artigianale in particolare, quindi ho puntato sui cocktail. E’ stata una scoperta, ho trovato degli stimoli differenti guidato da una sana curiosità, che non annoia mai.

Quali sono gli elementi base del cocktail?
I cocktail sono tanti e sono costituiti da basi diverse. Io ne preparo prevalentemente con vodka, gin e whiskey. Ho una linea base e non ne faccio di troppo costruiti. Uso prodotti di qualità alta, lavoro su essenze, spezie (ginepro, coriandolo, pepe di Sichuan), erbe (basilico, rosmarino). Mi interessa far comprendere al cliente che sta bevendo una composizione differente da quella che può trovare in discoteca.

Sei un inventore o uno che interpreta?
Reinterpreto alcuni elementi base. Riconosco di avere una conoscenza media in materia perché “chi si loda, si sbroda”. Ho un’esperienza alle spalle che mi predispone a riconoscere l’importanza dei profumi e cerco di esaltarli nei miei drink.

Quali sono i tuoi cocktail preferiti da preparare?
Faccio molti sour (distillato, succo di limone e dolcificante, ndr.), old fashioned, americano, gin tonic. Evito cocktail anni Ottanta come il Sex on the Beach o i caraibici.

Perché è così difficile comporre cocktail? Bisogna trovare il giusto equilibrio degli ingredienti?
Non è difficile, è una questione di passione. Nel caso di un locale, dipende dalla politica che uno segue, se di profitto o di gusto. Personalmente, seguo la via sensoriale. Un cocktail deve essere come un ottimo piatto di un ristorante, che invogli la gente a tornare.

Domanda da cliente: ci sono motivi anche non economici per cui i baristi riempiono per tre quarti il bicchiere di ghiaccio?
Poco o tanto ghiaccio, la sostanza che sta nel bicchiere non cambia, visto che la quantità nel misurino è sempre quella prevista dalla ricetta. In realtà, più ghiaccio c’è, più il mix tende a non sciogliersi.

Consideri il tuo locale uno speakeasy?
No, il mio locale è aperto a tutti. E’ un posto per rilassarsi, chiacchierare in armonia e fare amicizia. Non è né esclusivo né specializzato in una lista infinita di drink come lo sono gli speakeasy contemporanei.

Tre caratteristiche che deve avere un bartender di qualità.
Un minimo di conoscenza di quello che ti sta versando nel bicchiere, un minimo di inventiva e molta passione.

Come funziona la psicologia da bancone?
E’ una specie di dono o talento, non è una dote che acquisisci con gli anni. In un tempo relativamente breve devi essere in grado di capire chi hai davanti, se può darti un problema o meno. E’ necessario saper inquadrare la gente quando entra, stando attenti alla persona ubriaca. Se si presenta quest’ultima, la mia filosofia è non dargli da bere anche se paga il triplo. Preferisco mantenere delle regole per non sconvolgere la serenità del locale.

Ascolti molte storie al bancone?
Sì. Mi raccontano più le donne che gli uomini, ma forse perché sono un maschio. In generale, con me la gente si apre molto dato che non sono di qui, non conosco le persone del luogo e non ho legami. In poco tempo conosco pregi e difetti del posto. Le problematiche che riscontro più spesso sono le donne che si lamentano degli uomini e gli uomini che si lamentano delle donne. Gli uomini sono in genere accusati di essere una manica di gay e le donne di “tirarsela”. La verità sta nel mezzo, come in tutte le cose.

Ultima domanda. Qual è l’origine del cocktail?
Esistono mille storie sul cocktail. L’origine più accreditata è che un ubriaco con tre bottiglie le ha mischiate per sbaglio ed è saltato fuori il cocktail.



© LA NUOVA RIVIERA|RIPRODUZIONE RISERVATA

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