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Ancona, uccise la moglie con 43 coltellate. Negato il rito abbreviato

L'uomo di 56 anni a processo per delitto a Cerreto d'Esi
Pubblicato il 15 Maggio 2024

ANCONA. Uccise la moglie con 43 coltellate a Cerreto d’Esi (Ancona): il gip di Ancona ha negato il giudizio abbreviato a Franco Panariello, 56 anni, metalmeccanico. L’uomo è reo confesso per l’omicidio di Concetta Marruocco, 53 anni, infermiera. Il femminicidio si consumò il 14 ottobre scorso a Cerreto d’Esi mentre il marito, per l’accusa di maltrattamenti in famiglia, era già sottoposto a divieto di avvicinamento alla donna con tanto di braccialetto elettronico che quella notte però non suonò per avvisare la vittima.

L’uomo entrò con una copia delle chiavi sorprendendo la moglie nel sonno. Un mese prima, Marruocco aveva testimoniato nel processo per maltrattamenti a carico del marito: aveva detto di essere stata anche vittima di violenza sessuale e per questo il capo di imputazione per Panariello si era aggravato. La coppia originaria di Torre del Greco, con figli, da anni si era trasferita nelle Marche.

A chiedere l’abbreviato per l’omicidio era stato il legale dell’imputato, l’avvocato Ruggero Benvenuto, dopo la richiesta di giudizio immediato avanzata dal pubblico ministero Paolo Gubinelli. La difesa aveva rilevato una questione di legittimità costituzionale perché i riti alternativi sarebbero ammessi in caso di divorzio dalla vittima e non in quelli di sola separazione. Stamattina la giudice Francesca De Palma, dopo una camera di consiglio durata una decina di minuti, ha respinto la richiesta di far accedere l’imputato al rito alternativo che prevede uno sconto di pena in caso di condanna. Panariello andrà a processo con rito ordinario, davanti alla Corte di Assise.

Rischia l’ergastolo. La prima udienza è stata fissata per il prossimo 21 giugno. Le accuse a suo carico sono omicidio volontario pluriaggravato dal vincolo di parentela e dalla minorata difesa (era notte e la moglie stava dormendo), per l’utilizzo dell’arma e per aver violato il divieto di avvicinamento per cui era gli stato applicato il braccialetto elettronico.

Prima che si tenesse l’udienza, a porte chiuse, ci sono stati momenti di tensione sul ballatoio del tribunale di Ancona quando è arrivato l’imputato scortato dalla polizia penitenziaria (dopo il delitto è finito infatti in carcere). Il nipote della vittima ha cercato di avvicinarsi a Panariello urlando e insultandolo. Coinvolto anche l’avvocato difensore intervenuto per non farlo avvicinare al suo assistito. Tra i due è scoppiato un breve battibecco con l’intervento della polizia penitenziaria che ha riportato alla calma.

Tre associazioni per la tutela delle donne sono costituite parte civile nel processo insieme anche alla sorella della vittima e a due dei tre figli della coppia. Una associazione è Artemisia, il gruppo a cui Marruocco si era rivolta dopo la denuncia dei maltrattamenti. “E’ l’esito che volevamo – ha detto l’avvocato Cesira Cernevali, che rappresenta l’associazione – alle 3 di notte con un coltello definito da qualche parte una mannaia non si va a chiedere un chiarimento entrando di soppiatto in una abitazione e sferrando 43 coltellate ad una donna che sta dormendo. Per me c’è anche la premeditazione”.

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