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Le radici alla Sentina e il ritmo del rap americano. Ecco J-And, il vulcano della Riviera

Pubblicato il 20 Marzo 2015

J-And (al secolo Andrea Bernardini) è il fenomeno musicale sambenedettese del momento. All’età di tre anni già ascoltava le canzoni degli Articolo 31. La vera passione è scoppiata quando il cugino di ritorno dall’Inghilterra gli fece conoscere il rap americano attraverso i cd dei Run DMC e Public Enemy. A tredici anni scrisse il suo primo testo che aveva come protagonisti scuola e professori. Nel 2011 assieme ad un suo caro amico di scuola superiore decise di creare un gruppo rap, i D. Enne A., con cui ha realizzato due cd.

Era una classica formazione alla Articolo 31 con il deejay che produceva le basi e i rapper che scrivevano testi e cantavano. Un anno fa si sono sciolti per divergenze di percorso e Andrea ha continuato da solo. E’ andato a Vinca il Migliore, un talent show di Vera Tv, vincendo i premi del web e del pubblico, ha fatto date con altri rapper, aprendo un concerto sotto forma di dj set a Fedez e Nesli, è entrato a far parte di Assoartisti dell’Adriatico che lo ha aiutato ad inserirsi nelle radio locali e in ultimo ha vinto il secondo posto e il premio della critica al Festival dell’Adriatico “Premio Alex Baroni” tenutosi il 14 Marzo scorso al Teatro Concordia.

Si divide tra questo mestiere e quello di parrucchiere riuscendo a conciliarli in modo sorprendente visto che in entrambi i mondi serve avere una notevole confidenza con la gente.

Qual è l’origine del tuo nickname?
La leggenda narra che sbagliarono a trascrivere il mio nome nei documenti del passaggio da pediatra a medico della mutua quando avevo sedici anni: Bernardini Junior Andrea invece di Bernardini Andrea. J per Junior, And per Andrea, nessuna storia clamorosa…purtroppo!

Porto d’Ascoli ti ha influenzato come luogo.
Avendo dei genitori molto giovani al lavoro, sono cresciuto con i miei nonni dai quali ho assorbito come una spugna i loro racconti contadini come quello della cipolla che a seconda della sua umidità interna si comprende come sarà il tempo. Il mio racconto preferito, però, è la “pantafa”. Era lo spirito che da disteso ti opprimeva la pancia fino a soffocarti se mangiavi troppo.

Come mai hai deciso di includere il dialetto sambenedettese nelle tue canzoni? Intendi mantenere questa scelta come tua cifra stilistica?
Io adoro il nostro dialetto. Invito tutti a leggerlo nelle poesie di Bice Piacentini e a rivalutarlo come linguaggio d’espressione sia nella quotidianità che nelle scuole. Meglio parlare questo piuttosto che scimmiottare altri idiomi come il siciliano “minchia” o il romano “bella, zì.” Quindi sì, voglio mantenere il sambenedettese come cifra stilistica del mio rap.

A chi ti ispiri?
In primis a Rino Gaetano perché ha sempre combattuto per ciò che credeva e perché è stato un genio della canzone. Ha trattato temi che saranno sempre attuali anche fra vent’anni. Il mio obiettivo è proprio questo. Poi J-Ax, un pilastro del rap italiano, che è in grado di reinventarsi sempre in maniera nuova.

Come definiresti il tuo rap?
Rap soft. Io voglio che le mie canzoni arrivino a tutti senza rimanere nella nicchia.

Parliamo del video La Sentina Remix. E’ stato difficile organizzarlo?
Non è stato difficile, dato che sono stato aiutato dagli amici di Brunch Cinema, Nadia Mazzarella e Lorenzo Olivieri, con cui condivido una visione comune. Nel video abbiamo cercato di far vedere parti di Porto d’Ascoli significative per le parole nel testo come in una sorta di mimo. Inoltre volevamo fosse partecipato, dunque abbiamo inserito gruppi di persone che cantavano assieme a me il ritornello.

Come mai hai aderito a No Gas?
Il mio territorio è il mio tesoro. Quando Brunch Cinema mi ha proposto di dire la nostra in quanto cittadini, mi sono buttato realizzando un video serio e arrabbiato su una questione importante come lo stoccaggio del gas a San Benedetto. Immagini d’impatto per un messaggio forte.

Secondo te il rap ha qualcosa in più rispetto agli altri generi musicali?
Tutti i generi musicali sono in grado di trasmetterti qualcosa, sono la colonna sonora dei nostri stati d’animo. Nel rap ti puoi immedesimare nell’esperienza simile di un’altra persona. Se stai passando un brutto periodo, ha il potere di coccolarti creando una bolla guaritrice intorno.

Che cosa ne pensi del dissing (insulti in rima tra rapper)?
Il dissing moderno spesso non è veritiero, è previsto a scopo promozionale. Quello tra Articolo 31 e Neffa era vero ed è durato abbastanza, ma poi hanno fatto pace con una canzone. Il più famoso della storia è quello tra Tupac e The Notorious B.I.G. che è finito con la morte di entrambi per la rivalità tra gang della West Coast e dell’East Coast.

Qualche nome di rapper che ascolti?
J-Ax, il mio mito indiscusso, e Bassi Maestro. I rapper americani mi piacciono quasi tutti, da Eminem a The Notorious B.I.G, da Tupac a Jay-Z a Puff Daddy.

Ci sono rapper italiani donna?
Dobbiamo ancora entrare nell’ottica della donna rapper anche se ce ne sono diverse nel panorama italiano. Quelle più note sono Baby K, Lady D e Missa.

Che cosa consiglieresti di ascoltare ai lettori del giornale che vogliono farsi una cultura sul rap italiano?
Innanzitutto di ascoltare la musica degli artisti italiani perché loro hanno arato la terra e hanno seminato quei semi di cui noi abbiamo raccolto solo i frutti.. Noi ne abbiamo raccolto solo i frutti. Bassi Maestro per una cultura underground e per capire la tecnica, poi Clementino Iena e Ensi. Bisogna spaziare per comprendere che tipo di rap possa piacere.

Prossimi progetti?
Verso fine giugno arriverà il video della nuova canzone trasmessa dalle radio, Sabato Sera, realizzato dalla Brunch Cinema. Preparerò l’album con diciotto tracce prodotte e masterizzate da Max2D della Max2D Records che farò uscire nel 2017, voglio essere sicuro che i brani funzionino. Forse farò il giudice ad un talent show e sono previste alcune collaborazioni. Si prospetta un ricco 2015!

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