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Un anno fa la scomparsa di Gianluigi Capriotti. Ha messo un luce la follia dell’uomo

di Benedetta Capriotti
Pubblicato il 10 Febbraio 2022

Per ricordare mio fratello ad un anno dalla scomparsa, ho voluto mettere questa foto che è quella che lui scelse per il catalogo della sua mostra ” Van Dog” che è stata probabilmente tra le sue mostre quella di maggior successo ( i ritratti di Van Gogh rivisti in modo surreale con musi di cani al posto dei volti umani).
La foto è di un periodo per Gianluigi di affermazione artistica, viaggi e soddisfazioni personali. Mi piace perciò pensarlo così come è qui.
Quando mio fratello ci ha lasciato (lo scorso 10 febbraio) ho avuto subito davanti agli occhi un’immagine: Gianni che apriva una gabbia per liberare degli uccellini. Era un Natale dei tanti nei quali si stava in famiglia con gli zii ed i cugini e questo fu il suo regalo per tutti noi : dare la libertà a quelle creature.
Ho pensato che anche lui, come gli uccellini fosse uscito dalla “gabbia” della malattia, finalmente libero dopo anni di sofferenze, ricoveri in ospedale, limitazioni.
Se la lunga malattia non l’avesse consumato, distrutto nel fisico e debilitato, avrebbe continuato la sua vita ed il suo percorso artistico.
Gianni, sin da ragazzino, lavorava con pennelli colori e creta. La sua mano impugnava la matita e la linea correva sulla carta senza soluzione di continuità, quasi una magia dalla quale venivano fuori “mondi”. Non magia ma talento.
Il suo è stato un talento poliedrico che si è espresso in varie forme. Gianluigi è stato illustratore, fumettista, grafico, pittore, scultore.
Molti ricorderanno il fortunato marchio del Why Not: l’uomo-delfino e il delfino-uomo. Semplici immagini nere su sfondo giallo fluo sono state il logo, la “bandiera” di un’idea e di un ideale di vita libera da schemi e pregiudizi.
Come ho detto prima, la sua mostra più famosa è stata Van Dog che ha avuto l’attenzione delle reti televisive nazionali ed ha rappresentato un vero evento per San Benedetto. È come se Gianni , attraverso i suoi quadri ci chiedesse: è la razza canina che non riesce a liberarsi del modello umano o forse sono gli uomini più cani di quello che possono immaginare?
Le tematiche affrontate nei suoi lavori sono sempre state innovative ed originali. Nella sua mostra ” alleg(o)rie il nostro mare diventa lo specchio degli errori e della sconsideratezza umana. Mare, spiaggia lunghi di esaltanti scoperte e conoscenze massacrati da un uomo avido e superficiale che però, in fondo distrugge se stesso, in quanto il legame tra uomo e natura una volta alterato porta alla devastazione. Un messaggio quanto mai attuale questo del rispetto dell’ambiente. Ironicamente, surrealmente, Gianluigi ha messo in luce la “follia” dell’uomo nel suo arrogarsi la posizione di padrone e dominatore della terra.
Mio fratello è stato un artista schivo, forse neanche lui consapevole fino in fondo del suo grande talento.
I suoi se e ma, le sue fragilità, le sfumature della sua sensibilità erano direttamente proporzionali al suo essere innovativo, creativo, geniale.
Non voglio parlare del profondo dolore per la sua mancanza, di quel senso di vuoto che lo scorrere del tempo anziché lenire sembra aumentare. Voglio pensare che Gianni continua a vivere nelle sue cose meravigliose che ci ha lasciato ed in noi che gli abbiamo voluto bene.

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