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Madre Teresa è nata a Ragnola

Pubblicato il 27 Gennaio 2014

SAN BENEDETTO – Per un attimo ho pensato che Madre Teresa fosse nata a Ragnola e che non me lo avesse mai detto nessuno. Poi ho letto meglio e ho capito: il gesto è di gramsciana memoria. O meglio: ho capito di non aver capito. Allora sono andato su Google e ho digitato: “Gramsci intitolazione strade” e non è uscito niente che spiegasse perché la giunta sambenedettese ha deciso di intitolare una strada a Madre Teresa di Calcutta. E perché il sindaco, via social network, ha definito il gesto “di gramsciana memoria”. La colpa probabilmente è mia. Ultimamente, quando le notizie arrivano dal Comune, mi capita spesso di non capire i nessi tra le varie affermazioni.

E visto che siamo in vena di confessioni sono costretto ad ammettere ancora una volta la mia ignoranza. Pensavo infatti che l’iter per decidere l’intitolazione di una via fosse molto più tortuoso. Credevo che bisognasse addirittura chiedere il permesso a qualche ministero a Roma. Invece apprendo con profondo stupore che basta che la giunta, quella del Comune di San Benedetto non di Calcutta, approvi la decisione di intitolare una strada a questo o quel personaggio e, dopo un formale passaggio in Prefettura, il gioco è fatto.

Contento per il fatto che una strada sia stata intitolata ad una religiosa che ha certamente reso il mondo migliore, o che comunque ha interamente dedicato la propria vita nel tentativo di farlo, mi sorge spontanea una domanda: possibile che nessuno si ricordi mai dei personaggi che hanno fatto la storia della nostra città?

Di chi, ad esempio, ha costruito le barche che hanno fatto la storia civile ed economica della San Benedetto che oggi tutti conosciamo.

Di chi ha curato i nostri nonni da bambini, all’epoca in cui il medico a San Benedetto era un po’ come la Signora del West: doveva risolvere ogni problema e spesso riusciva anche a salvare vite nonostante non potesse contare su ambulanze e Pronto Soccorsi vari. (Anche se a quei livelli lì stiamo lavorando sodo per tornarci)

Dei pionieri del turismo nostrano. Di chi ha scommesso su questo territorio aprendo i primissimi alberghi e i primissimi stabilimenti balneari.

In fondo alla storia, o meglio alle storie che la nostra città ha da raccontare, personaggi del genere non mancano. Il problema è che, forse, le storie della nostra città bisognerebbe saperle ascoltare, ogni tanto.

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