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“Il maltempo ci sta mettendo in ginocchio”

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Redazione
 mercoledì 4 Dicembre 2013

SAN BENEDETTO – “Se un chicco di grandine colpisce una mela piovono fondi da tutte le parti. Se il maltempo penalizza la pesca nessuno muove un dito”. E’ l’amaro presupposto con cui i marittimi del porto sambenedettese annunciano, seppur con pochissime speranze, la volontà di richiedere lo stato di calamità naturale alla Regione. La pioggia, il vento e le mareggiate hanno infatti colpito duro anche la categoria. In primo luogo c’è il problema del mancato incasso: “Il mese di novembre è stato una tragedia – spiega Pietro Ricci – non siamo riusciti ad andare in mare quasi mai”.

Si parla del 70 per cento di uscite in meno che, in soldoni, si trasforma in un mancato incasso di importantissima entità. Ma alla beffa si aggiunge anche il danno. Anzi, i danni provocati dalle mareggiate. Diversi pescherecci, in particolar modo i più piccoli, sono stati costretti a ricorrere alle cure dei cantieri navali. Lo stesso Ricci, gli ultimi giorni, li ha trascorsi a fare dei lavori di riparazione sul proprio natante. “Ad ottobre – continua il marittimo – siamo dovuti sottostare alla regola del post fermo che ci ha consentito di uscire soltanto un numero limitato di volte. E’ iniziato novembre ed è arrivato il maltempo che ci ha quasi paralizzati”.

I più colpiti sono proprio i rappresentanti della piccola pesca: “In questi giorni non c’era nulla da fare, nessuno di noi ha mai minimamente pensato di poter uscire, neppure nlle giornate in cui le barche grandi sono riuscite a lavorare. Con questo tempo il rischio di morire in mare è altissimo per noi”. Il tutto mentre ancora non si hanno notizie dell’ultimo fermo biologico, quello imposto per il 2013: “Siamo pronti al piano di gestione – afferma Ricci che insieme al professore universitario Alberto Felici  presentazione di un documento condiviso da portare al ministero a Roma: “Grazie al lavoro dell’assessore Fabio Urbinati la documentazione è stata recepita sia a livello regionale che europeo – spiega – ma per paradosso manca proprio Roma”.

Negli ultimi mesi infatti il piano di gestione che andrebbe a sostituire il fermo biologico è stato portato all’attenzione sia dell’assessore regionale alla pesca Sara Giannini che del vice presidente della commissione europea per la pesca Guido Milana, arrivato in Riviera più volte nell’ultimo anno e con il quale Urbinati, qualche settimana fa, si è incontrato proprio a Bruxelles per portare in Europa il progetto ideato in Riviera. Manca il ministero. Ma per far recepire il tutto a Roma la strada si sta rivelando ricca di ostacoli a causa delle numerose contraddizioni politiche che si stanno vivendo nei palazzi ministeriali e anche del fatto che non esiste la figura di un sottosegretario alla Pesca né una stabilità per quanto concerne la situazione alla direzione generale.

© LA NUOVA RIVIERA|RIPRODUZIONE RISERVATA

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