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Fornai, contadini e sarti. I mestieri di un tempo nel Piceno resistono alla crisi. “Con le nuove tecnologie si allarga la clientela”

La Camera di Commercio è al lavoro per coinvolgere il mondo dell'imprenditoria e della scuola a progetti di alternanza
Pubblicato il 25 Settembre 2017





ASCOLI PICENO – Agricoltura, panetteria, commercio di tessuti, latterie, lavanderie e sarti. Sono alcuni dei mestieri di una volta che resistono alla crisi nel Piceno. Nel corso dell’anno si contano oltre quattromila imprese attive nel settore grazie anche al lavoro dei giovani che sempre di più decidono di far propria l’arte del lavoro tramandando da generazioni. Un settore che nonostante un lieve calo rispetto all’anno precedente, si tratta del 2,5 per cento, continua a offrire opportunità di lavoro, con oltre duecento giovani addetti su un totale di circa cinquemila forze lavoro.

“Ci sono dei mestieri, come quelli legati all’artigianato locale, che potranno rimanere anche nei prossimi anni – spiega Gino Sabatini presidente della Camera di Commercio di Ascoli -. Certo bisogna valutare come il progresso possa poi influire nel tipo di guadagno che attività come queste, legate all’artigianato, offrono”. I mestieri tradizionali vengono dunque scelti dalle nuove forze lavoro per aprire un’attività nel Piceno. In particolare sono 227 i giovani addetti, rappresentando il 5,5 per cento degli occupati che operano nel settore. “I nostri giovani sono consapevoli che grazie alle grandi piattaforme digitali – commenta Massimiliano Bachetti presidente Giovani Confindustria Ascoli Piceno – hanno potenziali clienti in tutto il mondo. Come Confindustria Giovani portiamo avanti varie iniziative per sviluppare la cultura di impresa tra giovani e questi dati sono segnali positivi che validano il nostro lavoro”.

In merito alle opportunità legate al mondo digitale il presidente della Camera di Commercio provinciale Sabatini aggiunge: “Stiamo lavorando per organizzare degli incontri, previsti per i primi di ottobre, per incentivare l’utilizzo dei social network. Coinvolgeremo il mondo dell’imprenditoria e quello della scuola per portare avanti iniziative legate al progetto di “Alternanza scuola-lavoro” “. Altra forza lavoro determinate per la continuità dei mestieri di una volta, si contano 4.154 imprese, è quella rappresentata dagli stranieri che incrementano nel giro di un anno del 5,8 per cento passando dai 104 ai 110 addetti nel settore.

I principali comparti presenti nel territorio provinciale sono: quello delle coltivazioni agricole e produzione di prodotti animali con 3.741 imprese; quello delle industrie alimentari che producono pane e prodotti di pasticceria con 97 attività; quello delle lavanderie con 90 imprese; sono 73 le attività dedicate al commercio al dettaglio dunque ambulanti di fiori, pescherie, commercio di tessuti, panifici e latterie. La sartoria è un settore che tiene con 51 imprese addette al confezionamento di articoli di abbigliamento mentre 21 sono le industrie tessili che operano nel campo della tessitura e della fabbricazione di ricami e merletti. Nel Piceno sono 37 le attività che si dedicano alla riparazione di orologi e calzolai; l’industria del legno, quindi corniciai e falegnami, è presente con 20 attività. Seguono i servizi per edifici quali la pulizia con otto attività; sei riguardano la riparazione, manutenzione di oggetti in metallo; cinque la stampa e riproduzione di supporti registrati ovvero legatoria; due le imprese che si occupano della fabbricazione di orologi.

I mestieri più tradizionali nel territorio vengono trainati anche dagli stranieri. Basta pensare che negli ultimi anni le attività individuali dell’artigianato capitanate da imprenditori non italiani stanno facendo registrare un vero e proprio boom. Non si tratta solo di imbianchini o muratori ma cresce il numero dei sarti, addetti alle pulizie e giardinieri. In qualche modo, dunque, la mappa dei mestieri artigiani degli stranieri sta cambiando volto. In particolare nel settore della sartoria gli imprenditori stranieri sono più che raddoppiati facendo registrare un più 129,7 per cento, dove sono leader i cinesi. Nelle imprese di pulizie l’aumento è stato del 108,8 per cento, si tratta in larga parte di attività condotte da rumeni, egiziani e albanesi. Sono fortemente aumentati gli stranieri nelle ditte di giardinaggio segnando un più 74,5 per cento, la metà delle quali guidate da nativi della Romania e dell’Albania. La crescita di aziende con a capo stranieri è una tendenza che viene confermata anche a livello regionale. Infatti mentre gli imprenditori italiani in qualche modo continuano ancora a scontare gli effetti della crisi, le attività condotte da persone nate fuori dall’Italia non smettono di aumentare. Al primo trimestre 2017 a livello regionale le imprese straniere registrate sono 15.489: iscritte ne sono state 489 e cessate 449 con un saldo di 40 imprese. Segno negativo, invece, per il saldo totale pari a meno 1.151 imprese.

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