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Coldiretti Marche, no al fotovoltaico a terra: “Ci sono migliaia di tetti da sfruttare”

"Prima di pensare al suolo agricolo ci sono migliaia di capannoni, immobili o di aree ex industriali dismesse che possono essere impiegate per l'installazione"

Pubblicato da 

Redazione
 mercoledì 27 Settembre 2023

“La ricerca di un’energia pulita, rinnovabile e più amica dell’ambiente non può arrivare a scapito delle produzioni agricole e del paesaggio, i nuovi impianti devono svilupparsi su superfici già coperte come tetti di stalle, cascine, magazzini, fienili, laboratori di trasformazione e strutture agricole. La posizione della Regione Marche è corretta”. Coldiretti Marche commenta positivamente le valutazioni dell’assessore regionale all’Agricoltura Andrea Maria Antonini che nel confronto con il Ministero dell’Ambiente ha sollevato le criticità e chiesto, insieme alle altre regioni, ulteriori confronti sul cosiddetto decreto sblocca rinnovabili anche per definire le aree idonee e tutelare il paesaggio e le produzioni agricole. Una contrarietà netta, quella degli agricoltori, che nei mesi scorsi avevano anche raccolto oltre 8.300 firme tra i cittadini attraverso la petizione di Coldiretti Giovani Impresa per dire sì al fotovoltaico ecosostenibile da installare sulle strutture e no a ulteriore occupazione di suolo.

Nelle Marche il 46% degli impianti fotovoltaici è a terra e occupa, attualmente secondo i dati del Gse, 966 ettari con la seconda incidenza più alta d’Italia (1,03 ha di fotovoltaico ogni 1000) dietro solo alla Puglia. “La necessità di dotarsi di energia rinnovabile – commenta Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Marche – non può trasformarsi nell’alibi delle speculazioni a suon di sovvenzioni pubbliche. Prima di pensare al suolo agricolo ci sono migliaia di capannoni, immobili o di aree ex industriali dismesse che possono essere impiegate per l’installazione dei pannelli fotovoltaici ed è in questa direzione che Coldiretti sta spingendo le scelte dei governi. Il territorio agricolo ed il paesaggio vanno sempre tutelati a favore della produzione alimentare e del turismo legato alla bellezza dei nostri luoghi. La contrarietà delle regioni alla bozza di decreto discusso in conferenza stato-regioni ci dà la possibilità di lavorare nuovamente al testo per renderlo ancora più adeguato al raggiungimento dell’equilibrio tra
autosufficienza alimentare ed energetica”.

© LA NUOVA RIVIERA|RIPRODUZIONE RISERVATA

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