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Terremoto, 200 ore di lavoro nelle tendopoli. Il grande cuore degli operatori radio sambenedettesi

Dalla Riviera alla zona rossa per garantire comunicazioni di emergenza e approvvigionamenti. L'impegno dei radioamatori
Pubblicato il 3 Ottobre 2016

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La benzina se la sono pagata da soli. Come divise e attrezzature. Con questa premessa per settimane il nucleo di radioemergenza di San Benedetto ha operato nei vari campi base dove viene gestita l’emergenza del post terremoto. Si parla di qualcosa come duecentocinquanta e più ore di servizio attivo, garantito sia di giorno che di notte. Ore durante le quali i volontari dell’associazione presieduta dal radioamatore Claudio Giacinto e coordinata dal responsabile interno di Protezione Civile Riccardo Sciarra ha garantito i collegamenti tra i campi impegnandosi, in prima persona, anche per altri servizi come ad esempio l’approvvigionamento di generi di prima necessità e l’ausilio in alcuni lavori all’interno dei campi.

E fanno tutto autofinanziandosi, mettendo in campo quel concetto di altruismo puro che rappresenta il vero significato dalla parola “volontariato”. Alla domanda “chi paga?” i radioamatori rivieraschi sembrano quasi non voler rispondere. Alla fine lo fanno: pagano tutto loro. Si autofinanziano e non ricevono alcun contributo.

Così attraverso l’autofinanzimento sono riusciti a garantire i trasferimenti, ad organizzare le raccolte dei beni di prima necessità e sono persino riusciti a dotare una famiglia di una roulotte dove poter trascorrere le notti, visto che nei giorni successivi al terremoto quelle quattro persone dormivano in auto. E sono sempre stati i volontari della radioemergenza ad “adottare” un intero campo a Santa Giusta di Amatrice dove le quaranta persone presenti hanno sempre ricevuto assistenza e supporto proprio dai radioamatori sambenedettesi.

A parlare con il presidente Giacinto sembra però che tutto questo sia normale. “Facciamo i volontari e apparteniamo al sistema di protezione civile – spiega – se non ci mettimo in moto di fronte ad un evento di questa portata quando lo dobbiamo fare? Abbiamo studiato e ci siamo preparati per rispondere al meglio in questo genere di situazioni e le nostre competenze le abbiamo subito messe a disposizione della causa”. E di competenze, da quelle parti, ne hanno da vendere. Come di umiltà. Ma va detto, di una cosa si vantano: “Nonostante l’emergenza – spiega Giacinto – siamo riusciti a garantire le normali attività di formazione dell’associazione e a mantenere gli impegni presi con i circa quaranta corsisti che, ogni settimana, seguono il corso per prendere la patente di radioamatori”.




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