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San Benedetto, la Federazione Cacciatori: “I nuovi provvedimenti rischiano di alimentare il problema dei cinghiali”

Fabrizio Bagalini: "E’ stato creato un nuovo istituto protetto denominato “ZRC Ripatransone Capoluogo” di ben 987,23 ettari"

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“Mentre in tutta Italia le amministrazioni cercano di fronteggiare il problema della crescita esponenziale dei cinghiali e di altre specie che invadono le città, nel Piceno si assiste a una scelta differente”. L’osservazione giunge da Fabrizio Bagalini, presidente della sezione di San Benedetto della Federazione Italiana della Caccia in occasione dell’imminente apertura della stagione venatoria, programmata per domenica prossima.

“E’ stato infatti creato un nuovo istituto protetto denominato “ZRC Ripatransone Capoluogo” di ben 987,23 ettari, che invece di risolvere il problema dei cinghiali rischia di favorirlo. Tale decisione paradossalmente è stata presa dalla Regione su proposta dell’Ambito Territoriale di Caccia di Ascoli Piceno. Questa scelta è stata fortemente criticata e contrastata da oltre 350 cacciatori, già gravemente danneggiati dai cinghiali, che hanno persino raccolto le firme, delle quali nessuno ha ritenuto di tenere conto. Si fa inoltre presente che se i 987,23 ettari protetti fossero rimasti aperti alla caccia, la presenza dei cacciatori avrebbe certamente contrastato l’elevato incremento dei cinghiali e risparmiato enormi danni alla colture agricole. In mancanza di caccia una delle possibilità per fronteggiare l’inevitabile esponenziale incremento dei cinghiali potrebbe essere quella di autorizzare un limitato numero di cacciatori residenti o comunque titolari di fondi situati nella zona, ad abbatterli nel regime speciale del “controllo”, che si differenzia dalle normali regole della caccia ordinaria, circa: i periodi dell’anno, gli orari, le tecniche utilizzate, eccetera. D’altra parte nel territorio dell’ATC AP esistono già addirittura 12 istituti protetti di varia natura, uno – quello di “Colle Guardia”, situato a ovest di Grottammare – è perfino vicino a quello nuovo”.

Prosegue Bagalini: “Questi luoghi, chiusi alla caccia, diventano dei veri e propri serbatoi di varie specie, soprattutto di ungulati, tra cui il cinghiale in primis. Ad essere danneggiati da tale regime di protezione sono sicuramente la stragrande maggioranza dei cacciatori che in tale zona non possono più cacciare; gli agricoltori che hanno il diritto di salvaguardare i raccolti e le proprie attività agricole spesso d’eccellenza; gli utenti della strada che hanno il diritto di viaggiare in sicurezza senza il rischio che un’elevata densità di ungulati possa aumentare la probabilità di incidenti; ma anche a ben vedere tutti i cittadini, visto che una parte dei bilanci dell’amministrazione ogni anno vengono spesi proprio per indennizzare i danni causati dalla fauna selvatica. E allora se questo istituto protetto è inutile, se non dannoso, perché e nell’interesse di chi è stato istituito?”.

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