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Mense scolastiche, la Corte dei Conti condanna tre dirigenti del Comune. L’amministrazione: “Rinnoviamo la nostra stima nei loro confronti”

Una nota che arriva da viale De Gasperi: "Hanno assicurato un servizio di enorme importanza sociale"
Pubblicato il 21 Maggio 2020

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – E’ arrivata la condanna da parte della Corte dei Conti nei confronti di due dirigenti e un funzionario del Comune per danno erariale. La vicenda risale al settembre del 2017, quando l’ente assunse alcuni addetti alle mense scolastiche nonostante non fosse avvenuta l’approvazione del bilancio consolidato che si occupa dei conti delle società partecipate. “Nel rispetto dell’operato della magistratura contabile, teniamo ad evidenziare che si è trattato di un atto di estrema responsabilità e correttezza nei confronti delle scuole”, precisa l’amministrazione in una nota.

“Infatti gli istituti scolastici già nel mese di gennaio 2017 avevano acquisito iscrizioni di alunni per l’anno scolastico 2017/2018 per il tempo scolastico prolungato e le relative famiglie facevano dunque da tempo affidamento sul servizio mensa erogato dal Comune. Soltanto nei mesi di ottobre e novembre 2017 a cui ci si riferisce le mense comunali hanno erogato oltre 57.000 pasti, il Comune aveva già acquistato i necessari generi alimentari, le famiglie avevano, a quella data, già anticipato al Comune il pagamento di rette per complessivi € 139.000”.

Prosegue l’amministrazione: “E’ stato dunque assicurato un servizio di enorme importanza sociale senza causare alcun danno erariale in quanto i costi degli operatori mensa sono stati sostenuti a fronte dei servizi prestati. Inoltre va precisato che tutte le procedure assunzionali sono terminate in data 29 settembre 2017 e quindi entro i termini di legge. Rinnoviamo totale e incondizionata stima ai due dirigenti Catia Talamonti e Antonio Rosati e alla funzionaria Anita Pagani i quali, nonostante le difficoltà intervenute non per loro responsabilità, hanno optato, in totale buona fede e senza alcun tornaconto personale, per la soluzione più impegnativa ritenendo di meglio perseguire in tal modo l’interesse pubblico. L’alternativa sarebbe stata infatti il blocco totale del servizio per due mesi in tutte le mense scolastiche con la conseguente perdita economica dei costi già sostenuti e l’enorme disservizio che si sarebbe procurato alle famiglie”.

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