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La Geriatria di San Benedetto prima in Italia a sperimentare il fast track. Infriccioli: “Dal Pronto soccorso direttamente in reparto. E insieme ai familiari”

Una scelta di umanità da parte del primario: "Ecco il progetto che abbiamo deciso di intraprendere". Riguarda pazienti con codici verdi e azzurri
Pubblicato il 19 Gennaio 2024

SAN BENEDETTO DEL TRONTO. “La geriatria dell’ospedale di San Benedetto  ha, in questo momento, le risorse giuste per poter affrontare un nuovo percorso innovativo”. Parla il primario del reparto di Geriatria Pietro Infriccioli  riferendosi all’attivazione del fast track geriatrico. Si tratta dei percorsi per gli anziani fragili che arrivano in pronto soccorso con codici non gravi e che, dopo il passaggio al triage, vengono inviati direttamente nel reparto.

“Si tratta di una soluzione nuova a vecchi problemi – spiega Infriccioli -. E’ una sfida un po’ per tutti perché non era facile offrire un aiuto agli utenti e ai loro familiari legata principalmente alla mancanza di risposta e al tempo di attesa del pronto soccorso. Perché è ovvio e inevitabile che un paziente che ha un codice verde attende tantissimo. Però la percezione dell’utente è di un’esperienza fallimentare con la sanità pubblica”.

Da qui la scelta di inviare i pazienti direttamente nel reparto. “Tra le opzioni c’era quella di attivare un ambulatorio in pronto soccorso nel quale il medico del reparto di emergenza attivava lo specialista geriatra. Questa manovra avrebbe fatto incontrare lo specialista con il paziente ma non avrebbe tagliato il tempo di attesa. Per questo ci siamo inventati il fast track geriatrico che non esiste a livello nazionale”.

L’umanità

Lo stesso Infriccioli sottolinea come i termini “fast” e “geriatria” non siano proprio in sintonia tra di loro. “L’anziano è tutto meno che fast. E’ slow medicine, è medicina narrativa. Deve essere spesso accolto, conosciuto e va conosciuta anche la sua famiglia perché quando l’anziano sta male soffre tutta la famiglia. Ed è impensabile che questa situazione si possa realizzare in Pronto soccorso. Per cui essendo al momento dotato di un organico corretto per farlo abbiamo fatto questa proposta del fast track geriatrico”.

Prevede la valutazione iniziale da parte dell’infermiere del triage addestrato a riconoscere la fragilità del paziente anziano. “Parliamo di fragilità perché noi, come geriatri, siamo soprattutto specialisti delle fragilità che è un concetto che spesso non colgono neppure i familiari”.

In che senso? “Io faccio spesso l’esempio del ponte Morandi di Genova – afferma il dottor Infriccioli -. Quella struttura fino ad un secondo prima di crollare ha continuato a reggere tutto il traffico e il peso. Aveva fragilità ma le ha dimostrate tutte crollando. Noi abbiamo gli strumenti per verificare la presenza di quella fragilità prima del crollo e, in qualche maniera, siamo nelle condizioni di posticipare quel crollo il più possibile. Poi ovviamente il crollo arriva, per quanto riguarda gli esseri umani, perché quello è il nostro destino come specie”.

Pazienti fragili

Fragilità che, in buona sostanza, devono essere riconosciuti dall’addetto al triage. “Parliamo di codici verdi e azzurri escludendo, ovviamente, traumi importanti e ustioni, Una volta fatta questa valutazione il paziente accederà direttamente in Geriatria dove sono state preparate quattro postazioni dedicate all’utente e al familiare che noi vogliamo al fianco del proprio congiunto perché abbiamo in questo modo la possibilità di costruire un progetto di cura con il familiare. Che è una cosa fondamentale perché poi un’altra percezione negativa che ha il familiare in pronto soccorso, oltre al tempo di attesa, è legata al fatto di non poter parlare con i medici. In pronto soccorso, per forza di cose, si valuta il paziente mentre il familiare resta fuori, invece per noi il familiare è una risorsa importante anche per fornirci informazioni rilevanti sul paziente”.

Ma nel progetto rientra anche un rapporto diretto con il medico di medicina generale: “E’ quello che conosce meglio sia il paziente che la famiglia e gli eventuali problemi che possono appartenere alla singola situazione. Sono cose che sono nella nostra percezione intuitiva ma non possono sicuramente essere conosciute e affrontate in un pronto soccorso”. Il fast track impegnerà il reparto per otto ore al giorno e per 5 giorni alla settimana. “E’ un progetto sperimentale – spiega il primario -. Non ci aiuta il fatto che non esiste, al momento, un progetto di riferimento con il quale confrontarci. La cosa positiva è però legata al fatto che se il progetto che abbiamo sperimentato per primi in questo ospedale funziona per noi rappresenta motivo di lustro per tutti”.

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