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Il brodetto alla sambenedettese visto da via Mentana. La versione di Gaetana, istituzione del centro di San Benedetto

Eravamo di passaggio e le abbiamo chiesto la sua ricetta

Pubblicato da 

Davide Piccinini
 martedì 4 Maggio 2021

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Gaetana è una di quelle donne d’altri tempi che nelle zone del centro di San Benedetto conoscono tutti. Una di quelle donne che hanno attraversato guerre e tirato avanti famiglie, a volte numerose, con le loro sole forze. Se vi trovate a passare in via Mentana probabilmente la vedrete sull’uscio di casa, tra i suoi gerani ben curati, a dialogare rigorosamente in dialetto con qualche vicina. Se siete fortunati potrebbe invitarvi ad assaggiare alcune delle sue prelibatezze; una padella fumante sul fuoco di Gaetana c’è sempre.

Anche noi eravamo di passaggio e abbiamo pensato di farle qualche domanda sul brodetto alla sambenedettese. La ricetta di questo nostro piatto tipico soffre di un grave difetto strutturale: non esiste. O meglio, ogni famiglia di San Benedetto del Tronto ha la sua precisa ricetta e risulta difficile, se non a grandi linee, stilarne una che possa essere ufficialmente riconosciuta. Quindi non stupitevi se quella di Gaetana non rispecchia i vostri standard o vi sembra diversa da quella che vi preparava vostra nonna. È normale.

Ovviamente non riporteremo le sue esatte parole, l’articolo risulterebbe incomprensibile per gran parte dei lettori.

In un primo tegame più piccolo creiamo la base con olio, cipolla e aceto, ci dice Gaetana. Dopo un attimo adagiamo le seppie e, dopo qualche minuto, aggiungiamo peperoni e pomodori. Già in questa prima fase nascono diatribe sul colore degli ortaggi da utilizzare: Gaetana li usa di ogni colore ma sappiamo che i marinai di una volta sceglievano, probabilmente per necessità, peperoni esclusivamente verdi e pomodori poco maturi. Inoltre non disdegnavano neanche il polpo nella loro composizione iniziale. I cefalopodi hanno bisogno di una cottura più lunga rispetto agli altri pesci che andremo ad aggiungere in seguito, per questo Gaetana preferisce usare due tegami.

Nel secondo, da allestire mentre il primo è già in cottura, vanno stivati accuratamente i pesci, dal più duro al più delicato. Sono pesci poveri quelli che adornano questo piatto, rendendolo una speciale mescola di sapori che affonda le radici nella tradizione della nostra marineria e della nostra città. Gaetana usa solo mazzolina, scarpina, palombo e razza ma sappiamo che un tempo venivano apprezzati anche scorfano, pesce ragno e voccancapa (pesce prete). Da qui in avanti la questione si complica perché ad un certo punto la modernità ha richiesto a questo piatto di adattarsi ai gusti del sambenedettese e probabilmente di molti turisti. Gusti che cambiano e che gradiscono l’aggiunta di cozze, vongole, panocchie (canocchie o cicale di mare) e scampetti. Gaetana preferisce la versione più classica quindi dopo una breve cottura dei pesci, che ogni tanto bagna col brodo del primo tegame, mixa dolcemente il contenuto dei due recipienti. Ancora qualche attimo sul fuoco, tempo di abbrustolire delle fette di pane, e il nostro brodetto alla sambenedettese è pronto.

Verrebbe da dire “diffidate dalle imitazioni”  ma una cosa l’avrete capita: il nostro brodetto è speciale perché è come raccontare una storia e le storie, si sa, cambiano a seconda di chi le racconta.

© LA NUOVA RIVIERA|RIPRODUZIONE RISERVATA

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