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Caos Samb, l’ex presidente Torquati: “Nel 1994 la salvammo ma poi arrivarono insulti a noi a alle nostre famiglie. La città impari a navigare anche nella tempesta”

Il racconto su come andarono le cose dopo la gestione di Antonio Venturato
Pubblicato il 23 Marzo 2021

di NAZZARENO TORQUATI*
Quello che maggiormente sorprende scorrendo le cronache quotidiane che parlano della Sambenedettese Calcio è la reiterata mancanza di intelligenza storica, termine coniato appositamente per noi da Pier Paolo Pasolini al termine di un suo reportage nel lontano agosto 1959. Eppure le possibilità di una analisi seria della situazione e di come essa possa essere risolta sono sicuramente disponibili guardando nel più o meno recente passato.

Ricordo il sentimento di profonda tristezza quando nell’agosto del 1994 con la Samb, precipitata in Eccellenza, grazie al lavoro di Fabrizio Foglietti ed alla memoria lunga di Mimmo Minuto riuscimmo a radunare un gruppetto di giovani calciatori per fargli disputare la prima partita di Coppa Italia Dilettanti a Pollenza.

In ballo c’era addirittura la permanenza in Eccellenza, infatti se non avessimo disputato la partita si sarebbero aperte le porte della terza categoria. I giovani si fecero onore e disputammo il campionato vincendolo grazie ad una squadra, tirata su da Paolo Beni e allenata da Chimenti, di splendidi giocatori come Colantuono, Consorti, Spinozzi, D’ Angelo e tanti altri che per amore della città rinunciarono ad ingaggi di gran lunga superiori.

D’accordo con Peppe Palanca di Radio Azzurra le partite iniziali in casa iniziavano con “Nuttate de lune” composta dai sambenedettesi Guidotti e Spina e splendidamente cantata da un altro sambenedettese Riego Gambini ed oggi a ripensarci ho ancora la pelle d’ oca per la forte emozione che procurava a tutti noi.

La Samb era caduta dal suo piedistallo di regina del calcio marchigiano e con essa la città che si doveva misurare con la sua carenza di coesione e appartenenza sociale. Il campionato di Eccellenza fu il riscatto della città, di un Sindaco forte come Paolo Perazzoli e le sue ordinanze partita dopo partita, della tenacia di quel gruppo di imprenditori sambenedettesi come Amante, Scartozzi, Ascolani, Iacoponi, Piergallini, Straccia, Corli, Ceccarelli, Sannicandro che con me diedero vita alla Sportinvest e di quei 350 abbonati, ( il cui elenco conservo gelosamente) veri tifosi nel bene e nel male, vero zoccolo duro, che ci hanno sempre seguito e spronati.

Insomma dopo anni di buio la Samb era tornata ai sambenedettesi. Poi la Samb fu dichiarata fallita ed iniziò il tiro a molla del titolo sportivo per essere ammessi al primo dei campionati serie D. Ricordo che presi il titolo sportivo l’ultimo giorno utile quando accompagnato dal compianto Rocco Sannicandro ed alla presenza di Matarrese ci accollammo un debito residuo di 500 milioni di lire.

Provammo a fare anche un azionariato popolare e fu un flop gigantesco, purtroppo quando dalle parole si passa ai fatti intorno si fa il deserto. Addirittura un gruppo organizzato di tifosi veterani, ancora oggi esistente, nella loro ingenuità si presentò con 7 milioni di lire raccolti e pretese, prima di consegnare il denaro, di sapere il programma societario, l’allenatore prescelto e quale sarebbe stato il centravanti.

Non eravamo proprio in condizione di dare una risposta e la cosa finì lì. Sette milioni non sarebbero stati nemmeno sufficienti a coprire le spese per l’ acqua minerale necessaria per fare un campionato. Il primo campionato di serie D fu un disastro e già alla quarta partita dopo un pareggio a Sant’Egidio l’allora presidente Raniero Iacoponi fu costretto ad uscire dal campo scortato dai carabinieri con i tifosi che sputavano e picchiavano sul cofano della macchina.

Per tutti noi fu uno choc tremendo perché capimmo che esisteva una parte di tifoseria immatura portata allo sfascio e che non ci avrebbe perdonato il minimo errore.

Sacrificammo il buon Claudio Forti ed iniziò una girandola di allenatori fino a Bruno Piccioni con il quale riuscimmo a salvarci l’ultima partita di campionato a Nereto. L’anno successivo ci preparammo al campionato con più calma e Claudio Forti allestì una squadra fortemente competitiva con il grande Lunerti.

Nel frattempo si riorganizzò tutto il settore giovanile con un forte investimento e si crearono le condizioni per collaborare con le società esistenti sul territorio. Nel novembre 1996 si costituì la Sambenedettese Calcio srl ( quella fallita con Soldini) con presidente Giancarlo Amante e ci si preparò per fare il salto nelle serie professionistiche, aprendoci anche a imprenditori locali che ne avevano dimostrato interesse.

Il secondo campionato di serie D 1996/1997 venne condotto sempre al vertice della classifica, ma nel finale del campionato la Samb infilò una serie di risultati negativi, perse il primato ed il campionato.

Fu una delusione cocente per tutti, per noi e per i tifosi e una frangia di questi attivò una pesantissima contestazione nei nostri confronti nel corso di un triangolare estivo e due giorni dopo il più grande evento di tutta la storia di San Benedetto che fu Juve-Bayern con oltre 24.000 spettatori e da noi organizzato.

Questa frangia di tifoseria fu talmente cattiva che negli insulti furono coinvolti anche i nostri familiari, ma la cosa che più ci diede dispiacere fu che anche la tifoseria più seria e moderata non profferì una parola a nostro sostegno.

Quella sera sugli spalti c’erano imprenditori sambenedettesi e dell’ hinterland pronti ad entrare con entusiasmo nella società apportando capitali freschi, che ci avrebbero permesso di fare un campionato vincente, che vista la situazione creatasi si tirarono indietro.

Da quel momento è finito ogni nostro interesse e ci attivammo per trovare qualcuno disposto a prendersi la società che era praticamente senza debiti e lo trovammo con Antonio Oliveri. Era la fine del nostro sogno di Samb dei sambenedettesi.

Racconto questo perché ora siamo in procinto di una nuova avventura che costerà lacrime e sangue e chi avrà l’ onere e l’ onore di guidare la Samb  lo deve poter fare con assoluta tranquillità senza nessuna ingerenza per almeno quattro anni, ogni forma di contestazione deve essere bandita, ogni malalingua deve essere messa a tacere.

Chi non ha lo stomaco di affrontare questa difficile situazione se ne stia a casa perché, come ci insegnano i nostri padri marinai, i buoni equipaggi sono quelli che sanno navigare sia con la bonaccia morta che con il mare in tempesta persa.

*ex presidente Sambenedettese Calcio

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