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Ripatransone, quattro consiglieri lanciano l’idea: “Riqualifichiamo l’ex area industriale Coppetta”

La proposta di Antonio De Angelis, Roberta Capocasa, Giada Pierantozzi e Luca Vitale
Pubblicato il 13 Maggio 2019

RIPATRANSONE – Tutte le aree industriali, una volta dismesse, creano dei vuoti urbani spesso problematici, a causa di questioni di sicurezza, di degrado sociale e ambientale. Investire nella loro riqualificazione significa trasformare un problema in un punto di forza, restituire al territorio nuovi spazi di valore. Sono le premesse con le quali il gruppo consiliare “Progetto Paese” sollecita a “trovare insieme l’importanza di dare nuovo valore all’ex area industriale denominata Coppetta, situata all’interno delle nostre mura mediovali”.

“Tutte le città – spiegano – e quindi anche Ripatransone, nel tempo affrontano cambiamenti sociali ed economici, vedendo sempre crescere la necessità di ridisegnare o rigenerare l’esistente, così che possa essere attuale e adeguato alle necessità di oggi. Pensare che Ripatransone sia un qualcosa di immobile è impossibile, ciò che era perfetto ieri, diviene inutilizzabile domani. Un esempio interessante è quello che riguarda la ex area industriale/artigianale, denominata “la Coppetta”, la cui evoluzione, e successiva dismissione, è il risultato di una storia del territorio che si incrocia con quella economica e di impresa, dove un nuovo mondo richiede nuovi prodotti, quindi un nuovo modo di produrre e nuovi luoghi di produzione”.

La fabbrica è stata da tempo dismessa ed il recupero dell’area rappresenta, secondo i consiglieri comunali Antonio De Angelis, Roberta Capocasa, Giada Pierantozzi e Luca Vitale, “un’occasione per trasformare quel luogo e dargli una nuova identità, così che possa offrire esperienze, servizi, spazi per il tempo libero. Il recupero delle aree dismesse può essere il centro di un dibattito variegato, che coinvolge tecnici, progettisti, amministrazioni, ma anche i cittadini stessi. Rigenerare un’ex area industriale significa rilanciare un’intera area, arricchire la città in cui si trova e dare nuovo valore al territorio”.

“Le aree industriali dismesse – continuano i quattro – possono trasformarsi in ciò di cui ha bisogno il territorio in quel momento, grazie a bandi, piani e appositi strumenti urbanistici. Le soluzioni possono essere diverse, ad esempio una strategia che permette un utilizzo ad elevata flessibilità è sicuramente quella del uso temporaneo degli spazi, che molto spesso dà vita a laboratori e incubatori di idee.
Un’alternativa altrettanto interessante è quella di creare spazi musicali e dedicati alla cultura. La soluzione giusta non esiste, ogni realtà è da studiare e approfondire, per la complessità che la contraddistingue, ma sicuramente da affrontare tutti insieme. In merito ai soggetti promotori di questi progetti, possiamo individuare una prima soluzione che vede l’intervento gestito dalla pubblica amministrazione, che può contare su bandi, fondi e finanziamenti pubblici di diversa natura, con lo scopo di restituire questi spazi alla collettività. Una seconda strada è quella che vede un soggetto privato, impegnato con investimenti propri nel recupero di un’area, poiché molto spesso ha più disponibilità economiche rispetto a un ente pubblico e studia eventuali progetti con un approccio imprenditoriale. Una collaborazione tra questi due soggetti è possibile e molto spesso sollecitata da un’associazione culturale, che promuove la riqualificazione e coinvolge sia addetti privati che pubblici”.

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