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Ad Ascoli la “musica barocca” di noialtri

Ciò che è palese è che la maggior parte del gruppo non usa strumenti originali cosa che impatta sulla resa dell’estetica originale del repertorio proposto
Pubblicato il 10 Marzo 2019

ASCOLI PICENO – Bello il Teatro dei Filarmonici, in via delle Torri, con due ordini di palchi e un loggione. Ieri sera, 9 marzo 2019, la platea ha ospitato un centinaio di persone circa che ha acquistato un biglietto da dieci euro per ascoltare il concerto dell’ensemble “Gli Adriarmonici”. Uno degli appuntamenti che l’Associazione marchigiana attività teatrali, AMAT, ha proposto al Comune di Ascoli Piceno per la stagione 2019 di “Ascoli Musiche”.

Il gruppo è giovane e si è proposto in una formazione di undici elementi così disposti sul palco: a sinistra l’organo positivo di Fabio Mancini, proseguendo a destra Enrico Mazzuca (solista) e Alberto Fabiani, primi violini, Andrea Celon alla viola; al centro Sofia Ferri alla tiorba e Teresa Majno al violoncello; a destra il violoncello di Gioele Pes, i secondi violini Valentina Ghirardani e Alessandro Ascani, Adriana Armaroli al clavicembalo; dietro, in posizione piuttosto centrale il contrabbasso di Giuseppe Barbareschi.

Gli Adriarmonici dichiarano di “realizzare la prassi esecutiva coerente con l’estetica originale, mantenendo la moderna accordatura a 440 Hz”. Non so esattamente cosa intendano significare con queste parole; ciò invece che è palese alla vista è che la maggior parte del gruppo non usa strumenti originali cosa che impatta, e non poco, sulla resa dell’estetica originale del repertorio proposto.

Ecco, venendo al repertorio di “virtuosismi settecenteschi”, come si legge nel programma di sala, l’ensemble si è profuso in tre Concerti Grossi di Giovanni Lorenzo Gregori, Giuseppe Valentini e Arcangelo Corelli. Dei tre di sicuro il più oliato è sembrato quello di Corelli. L’esecuzione degli altri due ha evidenziato alcuni difetti nell’insieme e una immaturità di fondo nella lettura e nella resa.

Uno dei momenti importanti, stando al programma, sarebbe stato il Concerto di Antonio Vivaldi denominato “Grosso Mogul” con una impegnativa prestazione del violino solista. Tuttavia Enrico Mazzuca non sembrava essere in serata e, tra errori e buchi di memoria, il risultato ha trasferito l’impressione di raffazzonato e forse anche irrispettoso, oserei dire, nei confronti del pubblico pagante.

Durante la serata si è esibito come solista il violoncellista Gioele Pes che ha proposto un concerto del napoletano Nicola Fiorenza. Si è trattato di una prova discreta con ampi margini di miglioramento per il giovane Pes.

Solo due momenti degni di nota: le interpretazioni del mezzosoprano Alessandra Mazzuca che ha mostrato buona capacità tecnica in un paio di brani per virtuosi. La cantante ha illuminato la scena restituendo un po’ di colore al concerto: bellissimo il timbro sebbene l’interpretazione non lasciasse trasparire un solido studio della prassi esecutiva antica.

Infine una notazione sull’acustica del teatro che non è sembrato molto adatto per questo tipo di esibizioni dato che la resa acustica esalta i suoni acuti tagliando purtroppo i medi e penalizzando fortemente il clavicembalo che in effetti, ieri sera, si percepiva a stento.

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