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I vescovi duri con il decreto di Conte: “Compromesso l’esercizio della libertà di culto. Non possiamo accettarlo”

Le parole di apertura del ministro Lamorgese disattese dalle nuove normative
Pubblicato il 27 Aprile 2020

E’ fortemente critica la posizione della Conferenza Episcopale Italiana nei confronti del decreto annunciato ieri dal presidente Conte. L’apertura lasciata intendere, in un’intervista ad Avvenire, del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, nei giorni scorsi è stata disattesa dalle parole del premier. “La Chiesa – spiegano i vescovi – ha accettato, con sofferenza e senso di responsabilità, le limitazioni governative assunte per far fronte all’emergenza sanitaria”. Dalla Cei parlano di “un’interlocuzione nel corso della quale più volte si è sottolineato in maniera esplicita che – nel momento in cui vengano ridotte le limitazioni assunte per far fronte alla pandemia – la Chiesa esige di poter riprendere la sua azione pastorale”.

Ma il decreto descritto ieri da Conte ha spiazzato tutti. “Dopo queste settimane di negoziato che hanno visto la CEI presentare Orientamenti e Protocolli con cui affrontare una fase transitoria nel pieno rispetto di tutte le norme sanitarie – affermano dalla Conferenza Episcopale – il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri varato questa sera esclude arbitrariamente la possibilità di celebrare la Messa con il popolo. Alla Presidenza del Consiglio e al Comitato tecnico-scientifico si richiama il dovere di distinguere tra la loro responsabilità – dare indicazioni precise di carattere sanitario – e quella della Chiesa, chiamata a organizzare la vita della comunità cristiana, nel rispetto delle misure disposte, ma nella pienezza della propria autonomia. I Vescovi italiani non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto. Dovrebbe essere chiaro a tutti che l’impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale”.

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