sabato 23 Ottobre 2021 – Aggiornato alle 06:05

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La Vicenda

Offida, la denuncia della Lac: “Durante i lavori ad un sottotetto volevano murare vivi i piccioni”

I consigli per la convivenza con gli animali nelle aree urbane
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OFFIDA
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I volontari e guardie zoofile della LAC sono intervenuti ad Offida per mettere in salvo una cinquantina di piccioni che, durante dei lavori di manutenzione del sottotetto di un condominio, stavano per essere murati vivi. Lo denunciano gli stessi volontari. “Questa infatti era la soluzione più sbrigativa – affermano in una nota l’associazione – seguita dall’idea di avvelenarli, che stava per essere adottata. Sigillate le aperture nei coppi infatti, i poveri piccioni, già spaventati dai lavori, non riuscivano in alcun modo a trovare la via di fuga dall’unica finestra che stava per essere definitivamente chiusa, ed il locale era pressoché impraticabile”.

“Fortunatamente siamo arrivati in tempo, e nonostante numerosi ostacoli e difficoltà operative, siamo riusciti, in diversi pomeriggi di lavoro, catturando gli animali quasi uno ad uno, a liberare tutti gli adulti e a mettere urgentemente in sicurezza i pulli, rinvenuti ormai allo stremo. Tutti erano destinati altrimenti a morte certa. Abbiamo provveduto a contattare il CRAS Ascoli Piceno-Fermo che ringraziamo per i consigli e le informazioni utili al salvataggio e al soccorso, in particolare dei pulli, che verranno liberati appena saranno atti al volo. Come sempre siamo intervenuti a nostre spese, a titolo gratuito, e soprattutto per tutelare gli animali, come la legge da anni impone. Speriamo che il nostro intervento serva da esempio per convincere a non scegliere sempre le soluzioni più sbrigative, spesso illegali, che comportano immancabilmente inutili uccisioni e maltrattamenti”.

“Denunciamo sempre i maltrattamenti e gli abusi sugli animali. Le leggi esistono, ma spesso non vengono rispettate!  Dunque, informiamoci sulla normativa e facciamola rispettare!”

PICCIONE DOMESTICO O COLOMBO di CITTA’ O PICCIONE TORRAIOLO: è una specie riconosciuta fra gli animali selvatici, in quanto “vive in stato di libertà naturale nel territorio nazionale” e dunque è una specie protetta dalla L.157/92. 

Spesso le amministrazioni mettono in atto dei piani di controllo/abbattimento che possono essere effettuati, previo parere ISPRA, sulla base del riconoscimento di danni ingenti e accertati all’agricoltura. Anche a livello comunale, i Sindaci emanano provvedimenti per contenerne il numero, spesso con metodologie inutili o addirittura dannose per altre specie; esistono invece vari progetti incruenti che si sono rivelati anche i più efficaci (es. controllo dei siti di nidificazione). 

E’ sempre reato procedere alla soppressione dei piccioni, ancor più per iniziativa privata e con metodi particolarmente crudeli, come quelli da noi sventati: si integrano i reati di cui all’Art. 544 bis c.p. (Uccisione di animale), 544 ter c.p. (Maltrattamento di animale), oltre che altre violazioni di rilievo penale alla legge 157/92. 

Rondoni e Balestrucci, rapaci e altre specie nidificanti: è frequente la distruzione volontaria dei nidi, specie dei balestrucci, per il “fastidio” che ad alcuni arrecano le deiezioni. Distruggere i nidi è espressamente vietato dall’ art. 21 della L. 157/92, ed integra i reati di maltrattamento e uccisione di animali (Artt. 544 bis, ter c.p.), nel caso vi siano nidiacei all’interno del nido distrutto, oltre che il reato di Danneggiamento (Art.635 c.p.) 

Il problema della distruzione dei siti di nidificazione, spesso di specie particolarmente protette, si pone frequentemente anche nel caso di ristrutturazioni e potature, che devono essere interrotti durante il periodo della nidificazione (marzo-agosto) come previsto dalla Direttiva europea n. 2009/147/CE sulla conservazione degli Uccelli. In casi improrogabili esistono esperti in tutela della biodiversità che sanno dare consigli utili ad attivare i cantieri preservando i nidi e riducendo al minimo il disturbo. 

Alcuni comuni virtuosi hanno già inserito nei propri regolamenti comunali divieti e prescrizioni con accorgimenti nelle ristrutturazioni e potature utili a tutelare nidi e nidiacei. 

Gatti: le colonie feline sono spesso oggetto di intolleranza, con conseguenti maltrattamenti, uccisioni (in particolare avvelenamento) e abbandoni (art. 727 c.p.). 

Ricordiamo che i gatti che vivono in libertà sono tutelati, oltre che dal Codice Penale, dalla Legge 281/91 (Legge quadro sul randagismo) e dalle relative Leggi regionali (nelle Marche la L.R. 10/97) che vietano a chiunque di maltrattarli e di spostarli dal loro habitat. 

E’ importante sottolineare che la nostra legge regionale definisce habitat della colonia felina, qualsiasi territorio sia pubblico che privato, in cui vivono gatti liberi, indipendentemente dal loro numero. Lo spostamento della colonia felina, spesso invocato da chi è intollerante, può avvenire solo per problemi igienico-sanitari accertati e previo parere dell’Asur, in luogo idoneo individuato dal Comune.

E’ vietato spostare o gettare le ciotole e impedire che i gatti vengano nutriti. Ovviamente chi si occupa degli animali deve mantenere le normali norme igieniche, ad esempio non versare il cibo, specie umido, a terra e rimuovere gli escrementi, così da non alimentare il malcontento. 

Ma la cosa principale è che chi ama i gatti dovrebbe attivarsi con la massima urgenza per la sterilizzazione degli animali, che, per legge, viene effettuata gratuitamente dal Servizio Veterinario.

Topi: purtroppo, non essendo tra le specie tutelate, vengono sterminati con tutte le metodologie più sadiche e pericolose per tutti gli altri animali. Basti pensare all’uso delle colle, strumenti di cui dovrebbe essere vietata la vendita per la particolare efferatezza nel provocare una morte lenta e crudele, che porta l’animale a disarticolarsi nel tentativo di liberarsi …una morte atroce. 

Frequentissimo l’uso del veleno che, insieme alle colle, ricade spesso anche sulla fauna selvatica, in particolare su uccelli e piccoli mammiferi, con grave danno alla biodiversità. 

Il veleno, in particolare, oltre al rischio diretto per tutti, compresi i bambini, entra nella rete alimentare causando avvelenamenti anche nei predatori che si cibano dei roditori avvelenati, come mammiferi selvatici e diverse specie di rapaci, ma anche gatti e cani. Per questi motivi l’utilizzo del veleno, oltre a poter integrare l’uccisione di animale, è sanzionato penalmente anche dalla L 157/92 in quanto mezzo vietato, da specifiche Ordinanze Ministeriali e dal Codice Penale (Artt.440, 674, 650 c.p.).

In tutti i casi, le alternative incruente e senza impatto sulla biodiversità esistono e sono anche più efficaci degli stermini indiscriminati. 

Per segnalazioni o ulteriori informazioni contattateci con messaggio alla nostra pagina fb: LAC Ascoli Piceno-Lega Abolizione Caccia (@legaabolizionecacciaascolipiceno ) 

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