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La Guardia di Finanza sequestra un intero impianto di carburanti abusivo

Non aveva né l’autorizzazione comunale né il Certificato di prevenzione incendi che deve essere rilasciato dai Vigili del Fuoco
Pubblicato il 12 Marzo 2018

Tutto è iniziato con il fermo di un furgone, dove erano state riscontrate gravi irregolarità relative alla sicurezza sul trasporto di prodotti infiammabili. Un fermo che ha portato al ritiro della patente del conducente, un teramano di 43 anni e del libretto di circolazione del veicolo di proprietà di un’impresa del teramano. da 2 a 6 mesi, oltre alla contestazione di sanzioni amministrative per un massimo edittale di oltre 6.000 euro.

Da quel furgone le Fiamme Gialle sono risalite al luogo ove tali prodotti erano stati prelevati, coincidente con la sede operativa di un’impresa dell’entroterra costiero operante nel settore del trasporto merci, individuando all’interno del proprio piazzale un impianto privato di distribuzione di carburanti, costituito da una cisterna (della capacità di 9 metri cubi e contenente oltre 1.300 litri di gasolio) e relativa pistola di erogazione. Dagli accertamenti di rito effettuati sul posto è emersa la condizione “abusiva” dell’impianto privato, dal che l’azienda è risultata sprovvista dei titoli autorizzativi invero previsti dalla legge, vale a dire l’autorizzazione comunale e il Certificato di prevenzione incendi che deve essere rilasciato dai Vigili del Fuoco.

Ed è proprio tale ultima circostanza che ha determinato un ulteriore intervento a tutela dell’incolumità pubblica, al fine di evitare il concreto e grave pericolo connesso alla detenzione e libera disponibilità di un impianto contenente prodotti infiammabili non sottoposto ai controlli delle Autorità di settore, imposti dal Legislatore proprio al fine di verificare i requisiti di sicurezza e sulla prevenzione di incendi – potenzialmente in grado, quindi, di provocare esplosioni o incendi coinvolgenti anche lo stesso personale dell’azienda –, per il quale si sono resi necessari il sequestro penale dell’intero impianto, il deferimento del rappresentante legale dell’impresa alla Procura della Repubblica di Ascoli Piceno per il reato di specificità (contemplante l’arresto sino a un anno o l’ammenda da 258 a 2.582 euro) e la contestazione di altre sanzioni amministrative per un massimo edittale di oltre 18.000 euro.

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