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Dolore e rabbia ai funerali di Pietro Sarchiè. “Queste lacrime ricadano sui tuoi assassini”

Pubblicato da 

Redazione
 domenica 5 Ottobre 2014
San Benedetto del Tronto

“Qualsiasi violenza noi facciamo al nostro prossimo è un sacrilegio”. E’ con queste parole che don Gabriele Paoloni, il parroco della chiesa di San Filippo Neri, ha aperto l’omelia funebre per Pietro Sarchiè. C’era una folla, in chiesa, a salutare il commerciante di pesce ucciso lo scorso 18 giugno nell’alto maceratese. Centinaia di persone che si sono strette intorno ai familiari dell’uomo, alla moglie Ave, ai figli Jennifer e Yuri e al fratello Elvio.

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Persone giunte da metà regione. Tanti sambenedettesi, ma anche folte rappresentanze provenienti dal paese natale dell’uomo, Porto San Giorgio, e dalle aree dove Sarchiè operava con il suo furgone. Persino il sindaco di Pioraco, Luisella Tamagnini, ha inviato un messaggio letto dal nipote del commerciante di pesce. C’erano i granatieri, ex commilitoni di Sarchiè. C’erano i carabinieri in congedo, dellacui associazione l’uomo faceva parte.

C’erano anche i parroci delle chiese del centro di San Benedetto e della zona Sud, vale a dire don Armando Moriconi e don Pio Costanzo, seduti ai lati di don Gabriele. Il vescovo Carlo Bresciani, che non ha presenziato alla funzione, ha inviato un messaggio: “Mi unisco alla preghiera dei familiari del povero Pietro – ha scritto nella lettera resa nota da don Gabriele – invocando la misericordia. La morte è una cosa dolorosa per chi resta, e lo è ancor più quando è provocata in modo inaspettato e violento”.

Presenti, in chiesa, anche i rappresentanti dell’amministrazione comunale sambenedettese. In testa il sindaco Giovanni Gaspari, quindi gli assessori Margherita Sorge e Fabio Urbinati e il consigliere comunale Roberto Bovara.

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Toccanti le parole della figlia di Sarchiè, Jennifer: “Ti chiedo scusa – ha affermato al termine della funzione rivolgendosi al padre – se a volte ho sbagliato e ti ho deluso, ma non lo ho fatto apposta. Non sono mai stata una figlia con troppe smancerie, non ti ho mai detto un grazie per tutti i sacrifici che facevi per noi. Te lo dico ora, davanti a tutte queste persone”.

Agli assassini di Sarchiè si è invece rivolto il sindaco di Pioraco che, all’interno del messaggio letto in chiesa dal nipote del commerciante di pesce, ha lanciato un vero e proprio anatema: “Le tante lacrime di Jennifer ricadano ora come lava incandescente sul cuore di chi ti ha consegnato a questo tremendo destino e di chi ha visto e non parla unendosi così alla ferocia del lupo e alla viltà della iena”.

Al termine della celebrazione la salma di Sarchiè, salutata dal picchetto d’onore sul sagrato della chiesa, è stata portata nel cimitero di San Benedetto.

© LA NUOVA RIVIERA|RIPRODUZIONE RISERVATA

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