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Cinquant’anni fa il naufragio del Rodi. Oggi si ricordano le dieci vittime al porto e in diretta streaming. Prodotto un libro che va oltre la tragedia

In 50 anni, sulla tragedia del Rodi è stato scritto molto e per questo motivo il libro “Dirò del Rodi” vuole essere qualcosa di diverso.
Pubblicato il 23 Dicembre 2020

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Esattamente 50 anni fa il naufragio del motopeschereccio oceanico Rodi. La città ne commemora i 10 naufraghi, assieme a tutte le vittime del mare, con la consueta cerimonia “L’approdo negato” in zona porto alle ore 11. Nel pomeriggio alle ore 18, con diretta streaming sul canale youtube Città di San Benedetto del Tronto e sulla pagina facebook @cittasbt l’iniziativa “Dirò del Rodi”. 

Era il 23 dicembre del 1970 quando durante le prime ore dell’alba davanti alla costa sambenedettese il Rodi faceva naufragio colando a picco assieme a tutto il suo equipaggio. Per ricordare quei tragici momenti ma anche e soprattutto con l’intento di presentare pubblicamente il lavoro di ricerca compiuto da un paio di anni a questa parte, l’Amministrazione comunale ha varato un ampio programma che prende avvio proprio oggi e che si concluderà con un incontro pubblico al Teatro Concordia quando la situazione epidemiologica lo permetterà. 

A cura dell’Archivio Storico comunale è stato realizzato il librò “Dirò del Rodi” che sarà donato alla città assieme al video omonimo realizzato dai registri Giacomo Cagnetti e Rovero Impiglia con la voce narrante di Sebastiano Somma e scene animate da suggestivi acquerelli di Carola Pignati.

Ma da dove nasce il titolo “Dirò del Rodi”? “Dirò è l’anagramma del nome Rodi e per l’occasione è stato realizzato un apposito logo”, dice l’assessore alla Cultura Annalisa Ruggieri “che oltre al simbolo dell’infinito – inserito per riannodare un passato lungo 50 anni – vuole ricordare anche l’Onda e il Luna, le due altre barche gemelle”. Da oggi nell’apposita pagina tematica del sito internet del Comune di San Benedetto del Tronto sarà fruibile anche la mostra storica documentale “…Je sò lu mare e me te magne” a cura della Fondazione Libero Bizzarri.

Per quanto riguarda la pubblicazione ne abbiamo parlato con il responsabile dell’Archivio Storico Giuseppe Merlini che grazie alla collaborazione dello studioso Giuseppe Rolli ha avuto modo di studiare tutta la documentazione prodotta a seguito del naufragio.  

In 50 anni, sulla tragedia del Rodi è stato scritto molto e per questo motivo il libro “Dirò del Rodi” è e vuole essere qualcosa di diverso. Intanto oltre alla storia delle tre barche gemelle Onda, Rodi e Luna, costruite a Viareggio tra il 1963 e il 1964, si è pensato di analizzare la tipologia di pesca alla quale queste ed altre unità oceaniche erano destinate ma anche ripercorrere le tappe che portarono alle contestazioni che ci furono all’indomani del naufragio per il mancato recupero dello scafo e con esso delle salme dei naufraghi. Ma il punto di forza dell’intera pubblicazione è senza ombra di dubbio l’aver scelto di pubblicare in anastatica diversi resoconti, telegrammi, inchieste e relazioni circa il naufragio e le vicende immediatamente successive quei tragici momenti. 

“Assieme allo studioso Giuseppe Rolli abbiamo selezionato i documenti più importanti dei circa 500 individuati e studiati per dare così modo a chiunque di poter leggere quelle carte” dice Merlini aggiungendo “che altrimenti sarebbero stati inaccessibili ai più”.  

All’interno della pubblicazione è stato inserito anche un QR code che rimanda alla pagina del sito istituzionale del Comune dove, oltre a diverso materiale iconografico e storico, è possibile prendere visione del video dei registri Cagnetti e Impiglia e di poter sfogliare virtualmente le stesse pagine di “Dirò del Rodi”.  

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