giovedì 8 Dicembre 2022
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Samb, Cozzella arriva scortato dalla polizia: “Domenica mattina sono stato accerchiato e minacciato. Ma è calcio questo?”

Il diesse: "Quattro settimane fa era successa la stessa cosa ai calciatori al Samba Village"
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SAN BENEDETTO DEL TRONTO
Vittorio Cozzella arriva su una macchina della polizia alle 11.45 in punto nella sala stampa del Riviera delle Palme per la conferenza stampa convocata all’indomani delle polemiche seguite alla gara tra Samb e Porto d’Ascoli. “Domenica mattina, prima della partita con il Porto d’Ascoli, stavamo all’hotel San Giacomo e si sono presentati una ventina di tifosi che hanno chiesto di farmi uscire perché mi volevano parlare. Sono uscito dall’hotel dove eravamo in ritiro e mi sono trovato di fronte ad un muro di 15-20 persone che mi ha insultato in ogni modo. Non mi hanno neppure dato modo di parlare, solo offese e minacce”.

Cozzella continua: “Io ho sessant’anni – spiega – e accetto tutto. Ne ho viste tante di contestazioni, anche qui. Ma certe cse devono restare allo stadio e finora erano sempre rimaste lì. Ma quello che è successo quel giorno è inaccettabile, io ho passato tre giorni a pensare alla mia famiglia e ai miei figli”.

“E’ stata una cosa premeditata e squallida, in mezzo alla strada, a Monteprandone, di fronte alle persone. Questo non è sport e queste persone allo sport non dovrebbero neppure avvicinarsi. In tutta Italia i tifosi chiedono di parlare con i presidenti e i dirigenti ed è giusto che sia così. Ma qui si è creato qualcosa che non va assolutamente bene anche perché quattro settimane fa sono venuti al Samb Village e hanno fatto la stessa cosa con i calciatori”.

Cozzella si appella direttamente al ministro dello Sport: “Quello che ha fatto quel gruppo di tifosi era ottenere risonanza per le proprie azioni. E a questo punto gliela sto dando. Spero che il contenuto di questa conferenza arrivi ad Abodi”. Cozzella parla di minacce e insulti. “Mi hanno detto di andarmene, di prendere la macchina e tornare a casa. Alla fine il presidente Renzi è uscito e me lo sono trovato di fianco che cercava di calmare quelle persone. Io so solo che questo non è calcio. Io non dormo. Da domenica mattina io non dormo. Io non ho fatto del male a nessuno. Io ho giocato a calcio e da calciatore o da dirigente mi sono capitate contestazioni, cori, striscioni. Fa parte del gioco. Ma se io voglio andare a mangiare una pizza con mio figlio ora devo avere paura? Devo guardarmi le spalle. Stiamo parlando di uno sport?”.

Cozzella parla quindi delle sue dimissioni: “Ma vi rendete conto che se io me ne andassi passerebbe il messaggio che mi sono dimesso perché un gruppo di persone è venuta a minacciarmi? Ma se io quella mattina mi fossi portato mio figlio, lui avrebbe visto il padre insultato e minacciato. Questo è calcio? Ma che stiamo scherzando? Se sbagli, se commetti un errore nel calcio ti devono minacciare?”. Il diesse della Sambenedettese si rivolge proprio alle persone che quella mattina lo hanno raggiunto: “Avete figli? Cosa gli insegnate? Che se perdiamo una partita bisogna insultare e minacciare l’allenatore o il dirigente?”.

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